Euro, banche e sindacati Salvini in corsa contro tutti

Il convegno si intitola «Euro o libertà». Basta il nome per capire il senso della mattinata milanese e non solo. «Avrei auspicato uno schieramento più ampio» dice il professor Alberto Bagnai, economista, docente all'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti, a Palazzo Marino con il leader della Lega, Matteo Salvini. L'appuntamento è in sola salsa padana. «L'euro è la morte della democrazia: dato così evidente che ormai nessuno lo vede» dice il professore che Salvini ha nominato “ministro dell'Economia” del suo futuribile governo. Prende di mira «il signor Draghi», l'ex governatore della Banca d'Italia oggi presidente della Banca centrale europea. Dice che una persona che nessuno ha eletto «ricatta» i Paesi dell'Eurozona guidati da persone elette. Parla di «paternalismo» e «fascismo».

È l'intervento più forte di questa mattinata in Comune, con un discreto numero di persone sedute ad ascoltare lui, Claudio Borghi, Armando Siri e Salvini. Fuori, uno stuolo di supporter verdi per il segretario del Carroccio: anche se lui pensa a Roma, molti leghisti sperano ancora di poterlo vedere sindaco.

Quando tocca a Salvini parlare, fa un collegamento tra ciò che accade in Grecia e quel che potrebbe succedere in Italia. «Tra trenta giorni i disperati di Salonicco ce li ritroveremo a Milano» è la previsione di Salvini, che critica l'Europa a partire da quelli che ritiene i suoi effetti: «Ieri ero a una festa della Lega in provincia di Bergamo. Due coniugi di 58 e 59 anni si sono suicidati per disperazione. Hanno portato a spasso il cane, sono tornati a casa e si sono sparati. Eppure una tragedia così non fa notizia».

Da Milano, capitale dell'economia, Salvini sostiene che uscire dall'euro si può, anzi si deve, che Berlusconi ( bip ) «ha capito ma è circondato da chi è spaventato», che ne sono convinti «i moderati che hanno perso i negozi e fanno sacrifici». Aggiunge, a rischio dell'effetto autogol sulla sua competenza economica: «L'ho capito io che ho fatto il classico e sono stato rimandato in matematica perché non sapevo fare le disequazioni. Ma è meno grave non capire le disequazioni piuttosto che non capire che l'euro fa male». Passa alla spacconata: «Se i Greci escono, ci rimettiamo 50 miliardi, ma se ci ridanno la libertà li metto io di tasca mia». Poi fa i conti in chiave lombarda: «Cinquanta miliardi sono il residuo fiscale che la Regione Lombardia versa allo Stato. La domanda di fondo è: viene prima l'uomo o il profitto? Per me viene prima l'uomo e il suo benessere, poi lo spread ».

Un discorso che non rinuncia alle «ruspe» (anzi, le difende in modo esplicito) e nemmeno al populismo e al massimalismo. «Siamo persone, non cavie e esperimenti di laboratorio» dice a proposito dell'euro. Attacca i segretari di Cgil, Cisl e Uil: «Complici del disastro dell'Europa». Più evasivo sulle proposte. Un uomo solo contro tutti.