La prima Italia campione d'Europa si ritrova al Vigorelli 30 anni dopo

Gli ex giganti emozionati in campo prima della finale con la Danimarca

Le cose cominciano e poi finiscono. Anche quelle che ti illudi durino per sempre. Ti volti un attimo e non ci sono più. Quelli del football americano se ne sono accorti ieri «a las cinco de la tarde» quando si sono ritrovati al Vigorelli trent'anni dopo, quasi come i moschettieri di Dumas, la prima Italia campione d'Europa, anno di grazia 1983. Hanno sfilato qualcuno con l'occhio umido, molti in versione ultra extra large, prima della finale europea del 2013, ancora un'Italia in finale contro la Danimarca, non più però per vincere il titolo ma per tornare nella serie A del football europeo. Molti non si vedevano da quei tempi, qualcuno è venuto apposta dall'America come coach Ray Semko, il Dan Peterson del football, ai tempi sergente delle basi Nato, qualcuno non c'è come Tiger De Tomasi rimasto a Miami o Vincenzo Brambilla il capitano, qualcuno non c'è più come Paolo Caccamo e Alberto Lorenzi, come Luigi Vedovato che non era solo il papà di Alberto, la guardia dell'attacco azzurro, ma di tutti quei ragazzotti. E non c'è più «Gionni» Colombo, leggendario proprietario dell'Hotel Manin, che il football lo ha adottato, cresciuto, lanciato e amato come nessuno. Primo campionato europeo, prima vittoria. Batterono la Finlandia per 18-6, due touchdown di Lupo Gerosa e uno di Giorgio Longhi, 3500 spettatori al Vince Lombardi di Castelgiorgio, cattedrale del deserto in provincia di Terni, qualcuno c'è tornato in questi giorni in pellegrinaggio, ora ci giocano a pallone, i pali da ipsilon e il tabellone non ci sono più ma quella fetta di gioventù da lì non se ne andrà mai. Dormivano nei letti a castello messi su alla scuola elementare e i bagni erano su misura per bambini di sei anni non per giganti di un quintale, all'andata l'auto dello staff al seguito si perse in autostrada inseguendo il pullman sbagliato. Erano 25 in attacco e 22 in difesa, 23 su 47 venivano della squadre milanesi, 16 dei Rhinos campioni, 5 dei Rams, 2 dei Seamen. Poi c'erano i Busto Frogs, i Warriors Bologna, gli Angels Pesaro, i Giaguari Torino, i Grizzlies Roma, le Aquile Ferrara, i Redskins Verona. Ieri si sono guardati come allora, per molti la vita è stata più dura di quei placcaggi. Ma primi, non solo trent'anni dopo, lo saranno per sempre.