Ex scali, tagliata l'edificabilità: da 600 a 180mila metri quadri

La visione degli architetti: «L'80% verde pubblico»

Trovare il punto di equilibrio tra i costi della riconversione degli scali ferroviari e l'entità dell'edificazione utile a finanziare tale recupero.

È questo l'obiettivo del documento presentato nella seduta congiunta delle commissioni Mobilità e Urbanistica di Palazzo Marino e sottoscritto da tre membri del tavolo tecnico formato da esperti indicati dai gruppi consiliari per lavorare sul tema degli scali. Il documento, firmato dagli architetti Giuseppe Boatti, Emilio Battisti e Davide Vicari, parte dalla considerazione che gli scali sono aree pubbliche e come tali dovrebbero tornare nella piena disponibilità della collettività, senza dover riconoscere alcun valore immobiliare a Ferrovie dello Stato, assegnatarie degli spazi che non dovrebbero ottenere quindi nessun profitto privato dall'operazione. Il limite di superficie edificabile individuato dai tre esperti oltre il quale cessa l'interesse pubblico è di 180mila metri quadri di superficie lorda, una metratura che comprende una quota di edilizia privata e delle quote di edilizia residenziale pubblica e convenzionata. Questa quota di superficie edificata è di molto inferiore agli oltre 600mila metri quadri previsti dal precedente accordo di programma. «Queste quantità - ha spiegato Boatti - lasciano a disposizione l'80% del suolo in termini di verde pubblico, circa 800mila metri quadri». Per questo è fondamentale mettere in luce le possibili moderne declinazioni del verde urbano che non deve essere inteso alla maniera ottocentesca, ma «come infrastruttura ecologica ed economica» che sia fruita insediandovi attività diverse che possono essere orti urbani, istallazioni temporanee, spazi per i concerti e attività sportive.

«Così questa operazione - ha concluso Boatti - finisce in pareggio, non rende niente al proprietario. Questi non sono dati che noi proponiamo come assolutamente certi, vorremmo discuterne. È un punto di partenza. Dobbiamo chiederci se vogliamo più servizi, più edilizia pubblica. Questa è una discussione politica e non compete più al tavolo tecnico». «Nei prossimi giorni - ha concluso il presidente Carlo Monguzzi -scriveremo la proposta di documento da portare in consiglio comunale sulle funzioni. Sulla base di questo documento l'assessore Pierfrancesco Maran chiuderà la proposta di accordo di programma con le Ferrovie».