«Expo e Comune, gara al peggio»

Il radicale Cappato: «Uno più in ritardo dell'altro. E i milanesi?»

Resta in bilico il bilancio comunale e, con tutta probabilità, spetterà al prossimo sindaco firmarlo. A meno che non arrivi una proroga da Roma. In ogni caso è un bilancio fatto di tasse e tagli (per 56 milioni). «Il bilancio del Comune purtroppo è in una condizione non florida - analizza il manager e candidato sindaco del centrodestra Stefano Parisi - c'è stato il fortissimo aumento della pressione fiscale fatto dalla giunta di sinistra. Oggi si devono ridurre i costi dell'amministrazione». «Sono stati dati finanziamenti a pioggia, c'è molta inefficienza e quindi purtroppo non potremmo abbassare immediatamente le tasse. Lo potremmo fare solo una volta messo mano all'efficienza dell'amministrazione comunale. Abbasseremo le tasse solo in equilibrio di bilancio».

Abbassare le tasse resta una condicio sine qua non per il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli che torna a sollecitare: «La strada obbligata è quella di ridurre con più coraggio e determinazione la spesa pubblica improduttiva - suggerisce Sangalli a nome degli imprenditori - di recuperare evasione ed elusione per avere così delle risorse importanti per arrivare ad una riduzione generalizzata delle aliquote Irpef». «Mettere più soldi in tasca alle famiglie - ha aggiunto Sangalli - significa rilanciare i consumi e con questo si esce definitivamente da questa situazione di incertezza che ancora ci preoccupa». Prima di tagliare le tasse, si proceda con l'ok al bilancio. Che già sembra un'impresa ardua.

Certo che, fra conti del Comune e conti di Expo, non è un gran momento per la sinistra, alle prese con i numeri. E mette il dito nella piaga il candidato sindaco dei Radicali Marco Cappato: «Il Comune e Expo stanno facendo gara a chi fa più ritardo nel presentare i conti - ha detto - In entrambi i casi, nessuno pare tenere in considerazione la volontà di coloro che ne sarebbero i legittimi titolari, cioè i milanesi. Arrivare in aula ad aprile con i bilanci comunali, oltre che far rischiare il commissariamento, significa anche impedire qualsiasi forma di bilancio partecipato e coinvolgimento della città».