«Per il dopo Expo meglio le industrie di uno stadio»

Il presidente di Assolombarda Rocca propone un futuro diverso per Rho: «Grandi imprese sono già interessate»

Costruire uno stadio sui terreni del dopo Expo equivale a mettere una pietra tombale su una delle eredità più significative dell'esposizione universale del 2015. Parola di Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda. L'idea, ventilata da più parti, di una grande area dedicata allo sport sarebbe uno spreco immane di risorse secondo l'imprenditore: se c'è un'opera completata, è proprio l'infrastrutturazione della zona su cui sorgono i padiglioni e non solo. Si tratta di 1,7 milioni di metri quadrati sotto cui sono stati costruiti impianti all'avanguardia e tutti interconnessi.

Un ottimo punto di partenza per creare un grande hub industriale, non a caso qualcuno già ci sta pensando: «Alcuni nostri partner – ha spiegato Rocca a margine del convegno sui 50 progetti per far volare Milano – si sono già dichiarati disponibili a trasferirsi nella zona, nonché a pagare un affitto, per creare una sorta di “Silicon Valley” milanese che potrebbe sfruttare queste infrastrutture tecnologiche avanzatissime». Resta il problema del ritorno economico che i soci di Expo spa e Arexpo si aspettano: in totale si tratta di oltre 200 milioni di euro tra le varie voci. A sintetizzare la cifra finale, il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris durante una delle ultime sedute della commissione comunale dedicata a Expo: in quella sede, qualche consigliere ha chiesto se esistevano i presupposti per trasformare l'area di Rho-Pero in un grande parco. E come per le aspirazioni green di alcuni politici, anche per l'idea di Rocca il primo problema è recuperare in qualche modo i 200 milioni. Affare all'apparenza meno improbabile per il progetto dell'imprenditore milanese, che conta sul'interesse di colossi delle nuove tecnologie come Ibm, che quello del parco visto che le casse pubbliche sono più vuote ogni giorno che passa. Questa multinazionale e altre hanno l'interesse e i soldi, se la politica vorrà sfruttare quest'assist lo vedremo nei prossimi mesi. In caso positivo potrebbe materializzarsi un'eredità di Expo che non servirà solo a rientrare degli investimenti, ma anche a portare stabilmente lavoro e innovazione sul territorio. Anche perché il momento è buono per investire: «Sebbene la crisi non sia terminata e non sia il caso di cedere a infondati ottimismi – ha precisato Rocca, che sembra stia studiando anche da politico – la Lombardia e altre zone non hanno numeri così negativi, ad esempio sono scese del 12 per cento le liquidazioni volontarie del Nord Ovest, e alcuni fattori come il calo del prezzo del petrolio, che dovrebbero dare una spinta all'economia globale pari a 1,5 trilioni di dollari, daranno un contributo ulteriore a migliorare le cose».

La burocrazia italiana però è sempre in agguato, come sottolineato da Rocca in molte occasioni. Senza contare i mali come l'attenzione maniacale al proprio cortile: il Comune discute con la Regione o la Provincia, o un altro dei mille enti, per decidere e rimarcare le competenze su ogni aspetto. E i primi due anni dopo l'assegnazione di Expo ne sono un esempio. Se poi i lavori partono arrivano i Tar e la Corte dei Conti: «Considero i Tar – colpisce duro Rocca – e spesso gli interventi della Corte dei conti come apparenti vestali della legalità, ma in realtà parte di un meccanismo che porta all'ingestibilità di qualsiasi opera; questo è uno dei problemi dell'Italia che ora è ripiegata sulla sfiducia in se stessa».

Commenti

Giorgio5819

Gio, 18/12/2014 - 16:23

Prima di parlare del dopo parliamo del presente, come mai eataly vince senza bando di concorso e okkupa spazi siderali?