Expo, la Moratti si impunta sulla presidenza

Il ministero dell’Economia spinge però per avere la maggioranza

«La Moratti non blocchi il decreto sull’Expo. Ci sono tutte le condizioni per partire. A noi andava bene già la proposta fatta dal ministro Tremonti, abbiamo lavorato per arrivare a un compromesso ma le continue richieste del Comune rischiano di far saltare tutto». Filippo Penati si scopre il miglior alleato del governo nella battaglia sull’organizzazione dell’Esposizione universale del 2015. Letizia Moratti insiste per un Cda di tre membri e per far tornare in scena il Cipem, di cui sarebbe presidente, al posto del Cipe allargato (il Comitato interministeriale per la programmazione economica, che invece per legge deve essere necessariamente presieduto da un ministro e quindi non dal sindaco). Comune, Regione e Provincia hanno poi chiesto al governo di avere un Cda nominato non dal Cipe ma dall’assemblea dei soci.
Nei palazzi romani si avverte una certa irritazione per il continuo rimpallo, tanto che Roberto Formigoni ha preferito non appesantire la situazione con una nuova bozza scritta e si è limitato a contatti telefonici. «Continuo a lavorare per conciliare le diverse visioni tra enti locali e governo» spiega il presidente della Regione, che in queste giornate convulse non rinuncia a coordinare le trattative.
A meno di una rottura clamorosa, sono le ultime ore prima del via al Dcpm. Dal momento della firma di Palazzo Chigi, ci saranno trenta giorni di tempo per la costituzione della Soge, la società di gestione con sede a Milano incaricata di realizzare le opere necessarie per l’Expo, nonché l’organizzazione e gestione dell’evento.
Tra le questioni ancora controverse appunto il Cipem, il Cda e le quote di partecipazione dei soci. Il ministero dell’Economia investirà 1,4 miliardi di euro e spinge per avere, se non la maggioranza assoluta, quel trentatré per cento delle azioni che fa scattare poteri straordinari e di veto, oltre che - ragionevolmente - l’espressione del presidente. Quanto al Cipem, il governo non vuole cedere competenze istituzionali e quindi l’accordo potrebbe essere su un Cipem alleggerito, ma con il «potere di approvare il rendiconto finanziario generale». In pratica, il ministero dell’Economia manterrebbe le sue funzioni attraverso il Cipe.
Tremonti non ha mai escluso la possibilità di un Cipem, anche il leghista sottosegretario alle Infrastrutture, Roberto Castelli si è schierato a favore del Cipem. Ma se il lato positivo sarebbe avere un Comitato «milanese» (sia pure con 21 membri di cui sedici ministeri) formalmente autonomo, quello negativo che di fatto il Cipem rallenterebbe pianificazione e assegnazione dei finanziamenti (perché servirebbe comunque un ulteriore passaggio al Cipe). Infine il cda. Nella proposta degli enti locali l’assemblea della Soge (Economia, Regione, Provincia, Comune, Camera di commercio) eleggerà un cda che potrà essere di 3 o di 5 membri (la decisione è lasciata al governo) nell’ambito dei quali verrà scelto l’amministratore delegato.
Anche per questo Penati invita Tremonti ad andare avanti: «Non si può chiedere al ministero dell’Economia di dare il cattivo esempio e di entrare in una società per azioni che elude le norme fondamentali. Questa non è una municipalizzata in cui il sindaco nomina i consiglieri o l’amministratore delegato. Li può proporre, ma su indicazione dei soci, di chi detiene le quote».