Expo, il segretario del Bie promuove Milano

«Il progetto procede bene verso la registrazione di aprile 2010». A consegnare al passato un anno di polemiche sull’Expo è lo spagnolo Vicente Gonzales Loscertales. Il segretario generale del Bie (l’organizzazione internazionale che gestisce le Esposizioni universali) promuove Milano. Intervistato dal «Sole 24 Ore», Loscertales spiega che «dopo gli Stati generali di luglio abbiamo notato un cambio di percezione intorno a Expo 2015», dallo «start up della società» al «coinvolgimento dei cittadini». Ma sopratutto, ha anticipato che nell’area di Rho-Pero «ogni Paese potrà costruirsi il proprio padiglione a grandezza variabile», e «sviluppare il tema “alimentazione” con la giusta flessibilità».
Spazi su misura, dunque, nonostante il «concept plan» preveda padiglioni uguali per tutti. «Ma - spiega il segretario generale del Bie - la diversità è il sale di Expo». Quindi, «anche a Milano ci saranno padiglioni differenti da Paese a Paese». E «il regolamento edilizio che verrà approntato prevede che chi vuole potrà costruire il proprio a grandezza variabile». Insomma, il percorso di avvicinamento al 2015 non è rigido. E in questo senso, Loscertales interpreta il «ridimensionamento» del dossier di candidatura, con cui Milano ha strappato l’Expo a Smirne. «Quel dossier conteneva alcune idee generali, che poi vanno declinate. Solo così un progetto migliora». Fatto salvo però, che «la microprogettazione del paesaggio resta l’elemento portante del progetto milanese». Perché l’ambiente è uno dei tempi portanti dell’evento, e anche per questo una delle eredità che Expo lascerà a Milano sarà un grande parco botanico.
A Roma, intanto, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha firmato ieri il decreto che istituisce la sezione specializzata del Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza sulle grandi opere dedicata proprio all’Esposizione. Un comitato presieduto dal prefetto Gian Valerio Lombardi, con compiti di controllo sugli appalti. In questo modo, ai lavori potranno partecipare solo le aziende inserite nella «white list», così da prevenire il rischio di infiltrazioni mafiose.