Formigoni: «Cacciarmi da Expo? Pisapia e Maroni non possono»

Scontro aperto sull'incarico di commissario, sindaco e governatore sono d'accordo. L'ex presidente: «Fanno confusione. Non difendo poltrone, non mi pagano neanche»

Roberto Formigoni con il suo successore Roberto Maroni

«Sia chiaro che non sto difendendo la mia cadrega».

Senatore Roberto Formigoni, dicono tutti così.
«Una cadrega che non prevede emolumento o rimborso spese. Solo problemi».

Diciamo che si tratta di quella di commissario generale Expo, un ruolo che adesso Roberto Maroni e Giuliano Pisapia vogliono eliminare.
«Mi sembra solo che stiano facendo molta confusione».

Perché confusione?
«Perché si lamentano del ritardo delle opere e dei finanziamenti che non arrivano, ma il commissario generale non si occupa di queste cose».

E di cosa si occupa?
«Intanto diciamo che io questo incarico non l'ho ricevuto né da Maroni, né da Pisapia, ma dal governo. Anzi dai governi, prima Berlusconi e poi Monti».

E quindi?
«Non sono certo Maroni e Pisapia che mi possono dire di andarmente».

Quindi lei non se ne andrà.
«Non resterò certo a dispetto dei santi. Ma a dirmelo dovrà essere solo il governo».

Torniamo ai compiti.
«Rappresentare l'Italia con le organizzazioni internazionali come Onu, Ue o Fao e tenere i rapporti col Bie. Io sono il rappresentante del governo, non della Regione Lombardia».

Dicono che è meglio avere un commissario unico.
«Ma che c'entra il lavoro diplomatico con quello per la costruzione delle opere?».

Lei si occupava anche di quelle.
«Certo, ma solo come presidente della Regione che possiede il 20 per cento della società Expo presiedevo il Tavolo delle infrastrutture. Ora quel compito è passato a Maroni e la distinzione è ancora più chiara».

Dice che le opere in ritardo sono quelle del Comune.
«Io ho lasciato Pedemontana, BreBeMi e Tangenziale esterna in perfetto orario».

Ci sono dei problemi con i finanziamenti.
«Sono stati risolti. Erano legati alla crisi, se non peggiorerà e chi verrà dopo di me saprà vigilare, tutto andrà bene».

Qualche problema nei collegamenti c'è ancora.
«Quello Molino Dorino-A8 in capo alla Regione tramite Infrastrutture lombarde è a posto, a parte la Zara-Expo che dipende dal Comune ed è ferma. Così come è nei tempi la riqualificazione della linea ferroviaria Novara-Vanzaghello».

Vuol dire che va tutto bene?
«Qualche criticità c'è per la strada provinciale Rho-Monza affidata ad Autostrade per l'Italia e Serravalle».

Lei accusa il Comune.
«I metrò M4 e M5 fanno parte della responsabilità del Comune che ha detto di essere in grado di realizzarle. Ma nessun operatore ne ha la certezza».

Colpa di Pisapia?
«Del fatto che non abbia mai voluto utilizzare i suoi poteri di commissario straordinario. E, infatti, se ne vuole liberare».

Lei per il commissario unico ha fatto i nomi di Giuseppe Sala e Diana Bracco.
«Il governo farà le valutazioni. Ma trovare chi lavori 24 ore su 24 e gratis non è facile. Mancano due anni, Sala e la Bracco sanno già di cosa si tratta».

E Formigoni?
«Ho scelto di fare il senatore, di cominciare un nuovo lavoro a livello nazionale. Adesso sono a Roma».

È stupito del patto tra Maroni e Pisapia per farla fuori?
«Vedo positivamente la collaborazione istituzionale tra Regione e Comuni. Non ho nulla da obiettare».

Anche se l'hanno messa nel mirino?
«Non voglio vedere un atto di ostilità nei miei confronti, ma ripeto che c'è una certa confusione tra i ruoli».

Ne parlerà con loro?
«Io ne parlo con il presidente del Consiglio. Se vorrà avvalersi di un'altra figura, io mi faccio subito da parte. Ma fino a quel momento, darà al mio Paese il contributo che mi ha chiesto».

Di cosa ha parlato con Bossi di Maroni in aereo?
«Mannò. Di quella cosa che prima di essere eletto diceva che io restavo commissario e adesso ha cambiato idea».

E dunque Maroni?
«Sono d'accordo con Bossi».