Fa acqua la legge che taglia le sale gioco

Consulta anti-usura e Fondazione San Bernardino contro la nuova bozza

Nuovo capitolo della battaglia sulle slot machines. «Il governo tira diritto per la sua strada e ignora le richieste delle Fondazioni anti-usura. Il nuovo testo anzi sembra ancora peggiore del primo. Non possiamo che ribadire le nostre perplessità e invitare sindaci e presidenti di Regione a non accogliere la proposta». Luciano Gualzetti, vicepresidente della Consulta nazionale antiusura e presidente della Fondazione San Bernardino (istituita dai vescovi lombardi per aiutare le persone gravemente indebitate), torna all'attacco della proposta del governo sul gioco d'azzardo, bloccata la scorsa settimana in Conferenza Stato- Regioni dall'opposizione di varie Regioni e enti locali, che hanno chiesto il rinvio di una settimana.

La nuova bozza di accordo presentata dal governo, che sarà discussa oggi, viene ritenuta addirittura peggiore della precedente. «Con la creazione dei cosiddetti esercizi di tipo A (quelli che hanno un'area separata dedicata alle slot machines, ndr) si procede di fatto a una deregolamentazione del settore, togliendo agli enti locali ogni potere di intervento nel processo di autorizzazione. Tali esercizi potranno sorgere infatti anche in prossimità di luoghi sensibili e ultrasensibili come scuole, ospedali, uffici postali, oratori, chiese, centri giovanili, giardini pubblici con attrezzature di gioco per bambini, senza che i Comuni possano prendere provvedimenti», sottolinea Gualzetti. In questo campo la Regione Lombardia ha una normativa avanzata che fissa a 500 metri la distanza minima dai luoghi sensibili per tutte le slot machines. Secondo la Consulta nazionale antiusura, «anche l'intento dichiarato nella bozza di accordo di ridurre l'offerta di gioco sarà smentito nei fatti, perché l'adeguamento tecnologico delle apparecchiature è in grado di offrire più volumi di gioco con meno macchine». In pratica, la bozza parla di una riduzione del numero delle slot ma anche di una sostituzione con dispositivi di nuova generazione che consentono di scommettere somme molto maggiori. «Riteniamo incomprensibile - conclude Gualzetti - voler continuare su una strada che ha prodotto in questi anni costi sociali altissimi, di certo superiori ai vantaggi erariali ottenuti dallo Stato».

La Fondazione San Bernardino sta aiutando 100 persone indebitate a causa del gioco e segnalate da servizi sanitari e parrocchie. In media il loro debito si aggira sui 20mila euro. Sono in maggioranza uomini, italiani, di età compresa tra i 48 e i 52 anni, sposati con figli e un titolo di studio e una condizione sociale medio bassa. Ma l'allarme, secondo le ultime ricerche, riguarda anche i giovani.