La fabbrica dei campioni: i tennisti dell'Avvenire in campo all'Ambrosiano

È il più prestigioso torneo per under 16 al mondo La trionfatrice del Roland Garros vinse nel 2011

Antonio Ruzzo

È partita ieri la 53esima edizione dell'Avvenire, torneo internazionale under 16 in programma al Tennis club Ambrosiano di Milano. Dopo le qualificazioni con ben 82 azzurri in campo è cominciata la caccia alla finalissima di sabato. E dodici mesi dopo il trionfo di Federico Arnaboldi, che quest'anno consegnerà la coppa al vincitore in un vero e proprio passaggio di consegne, l'Italia sogna uno storico bis nel singolare maschile. Tra le ragazze, invece, la grande speranza è riportare a casa un titolo che manca ormai da 12 anni. Non sarà facile perché la concorrenza è come sempre spietata. La truppa tricolore sarà foltissima ma saranno molti gli avversari da tenere d'occhio. Tra i ragazzi, spiccano i nomi di Juhas (Serbia), Makk e Sallay (Ungheria) e Caldes e Marcos (Spagna), tutti e quattro nella top 10 del ranking mondiale under 16. A sfidarli, un'Italia capitanata da Lorenzo Rottoli, n.11 del mondo e quinta testa di serie. Con Rottoli, occhio anche a Maggioli, mentre una curiosità arriva scorrendo l'entry list: in campo ci sarà Gianluca Quinzi, fratellino del più famoso Gianluigi. Tra le ragazze, invece, l'ungherese Zadori (n.20 del mondo) comanda il seeding su Monnet (Francia) e Milovanovic (Serbia), con l'azzurra Sacco subito fuori dal podio delle teste di serie (n.4 del tabellone). Più indietro in classifica le altre ragazze, ma Pigato, Biagianti e Rocchetti possono provare il colpaccio.

Insomma, tutti gli ingredienti per venire a scoprire i campioni del domani, italiani e non solo. Non a caso, lo chiamano «il torneo che non sbaglia mai un pronostico» e in effetti da 53 anni l'Avvenire consacra e battezza quelli che saranno i fenomeni del futuro. A parlare è l'albo d'oro, sono le foto dei vincitori del passato che accolgono soci e visitatori all'ingresso del circolo: da Borg a Lendl, da Capriati a Hingis, passando per Edberg, Ivanisevic, Del Potro Solo alcuni dei fenomeni che hanno alzato la coppa sui campi in terra rossa di Via Feltre 33. Per non parlare di Federer, Sharapova e tanti altri che hanno partecipato (senza vincere) prima di riscrivere da professionisti la storia di questo sport. L'ultima dimostrazione di chi siano stati i protagonisti dell'Avvenire è quello Jelena Ostapenko, vincitrice al TC Ambrosiano nel 2011 e fresca trionfatrice pochi giorni fa al Roland Garros contro Simona Halep. «Vincere qui è importantissimo - racconta Diego Nargiso per oltre dieci anni bandiera dell'Italia in Coppa Davis passato dal campo alla panchina per dedicarsi ai giovani - È una rassegna importantissima e prestigiosa, il primo grande test per un giovane, l'evento è splendido. Ma bisogna rendersi conto che diventare un tennista professionista è come scalare l'Everest: vincere l'Avvenire significa essere arrivato al primo campo base, ma davanti hai ancora 7.000 metri da scalare. Certo, è un ottimo punto di partenza, ti dà fiducia, ma la vetta è ancora lontanissima e sono in pochi a raggiungerla. E spesso intorno ai nostri ragazzi c'è un brutto ambiente». L'ex azzurro è all'Avvenire per seguire il suo allievo Andrea Cugini, classe 2001: «Andrea è un ragazzo che fa parte del progetto federale, ha un grande potenziale sia fisico che tecnico - spiega - È alto 1,87 e pesa 80 chili, per uno della sua età sono numeri impressionanti. È un giocatore moderno, da servizio e dritto. Ai test di Tirrenia è sempre il primo sulla velocità del servizio, è molto potente. Per ora ha raccolto meno di quanto ha seminato, ma sta comunque crescendo e lavorando sodo per migliorare».