Fabbrica del Vapore, la sfida degli artisti: «Non ce ne andiamo»

Laboratori pronti a ricorrere al Tar contro il Comune «Noi via? Prima Pisapia pensi agli irregolari di Macao»

Maria Sorbi«Noi di qua non ce ne andiamo». I laboratori e gli artisti della Fabbrica del Vapore non hanno la minima intenzione di preparare gli scatoloni. Anzi, a breve faranno ricorso al Tar contro «lo sfratto» deciso dal Comune di Milano. Prima di lasciare gli spazi di via Procaccini vogliono capire perché. Da Palazzo Marino è arrivata la comunicazione che il 28 febbraio scadrà la concessione temporanea per l'utilizzo degli spazi. Da quel giorno si azzererà tutto e verrà fatto un nuovo bando a cui non è ancora chiaro se i laboratori potranno partecipare o meno. Il Comune è stato talmente solerte nel comunicare il trasloco imminente che ha spedito la lettera anche a due laboratori a cui non aveva ancora assegnato la sede (Ram e Macchinazioni teatrali). «Prima della fine del mese - spiega Costanza Calvetti, del laboratorio On Off, a nome di tutti gli artisti della Fabbrica - vorremmo poterci confrontare con il nuovo ente gestore. Finora abbiamo scritto più volte al sindaco, sia a settembre sia a novembre, ma non abbiamo mai ricevuto risposta». A svolgere il ruolo di coordinamento artistico della Fabbrica e di indirizzo per le attività da marzo sarà Fondazione Milano che realizzerà un progetto pilota in un nuovo spazio «in una logica di massima condivisione e apertura nei confronti di soggetti interni ed esterni alla Fabbrica e alla multidisciplinarietà». Proprio per questo non avrebbe senso traslocare prima di parlare con chi gestirà l'area di via Procaccini. Anche perché in ballo non ci sono quattro scatole da imballare, ma macchinari enormi e delicati per le stampe tecniche di design, archivi video, attrezzature per le produzioni televisive. «Non ha senso azzerare tutto ciò che è accaduto qui dentro - spiega Ranuccio Sodi del laboratorio Show biz - Si rischia di buttare via un patrimonio culturale enorme». Un patrimonio che, tra l'altro, fattura 3 milioni di euro all'anno. E un gruppo di persone che pagano regolarmente l'affitto: in tutto tra i 200 e 250 milioni all'anno. «Prima - sostengono gli artisti della Fabbrica - il Comune pensi alle situazioni abusive». Il riferimento implicito è a Macao, che da quattro anni occupa illegalmente l'ex macello di viale Molise, è arrivato solo un avviso di sgombero mai messo in atto, senza date né scadenze. A prendere a cuore la situazione è il consigliere di Forza Italia Alan Rizzi che nel 2011, in qualità di assessore allo Sport e Giovani, aveva tenuto a battesimo la Cattedrale di via Procaccini e che ieri ha incontrato gli artisti in via di sfratto. «Faccio notare al Comune - interviene - che alla Fabbrica ci sono ancora 11mila metri quadrati inutilizzati». In teoria c'è spazio per tutti». Rizzi denuncia la mancanza non solo di un bando per le assegnazioni degli spazi ma anche di una delibera che ne fissi le linee guida. Di fatto si chiede alle associazioni di andarsene senza aver definito chi potrà entrare al loro posto. «Ci vuole più chiarezza» chiede Rizzi, che vuole andare a fondo della questione. «Se questa giunta ha il coraggio - sprona - venga in commissione e ci spieghi che strategia sta mettendo in atto». L'unica delibera approvata dalla giunta (senza la firma del sindaco Pisapia) è relativa alla parte commerciale, cioè alla gestione del ristorante e del bar- caffetteria all'interno della Fabbrica.