Fabbrica del Vapore, spunta il piano B

I laboratori chiedono di restare altri due anni: «Per le scuole civiche ci sono 11mila metri quadrati liberi»

Maria SorbiScoppia la polemica tra i laboratori della Fabbrica del Vapore. La direttrice di Viafarini, Patrizia Brusarosco, appoggia lo sfratto imminente voluto da Palazzo Marino e accusa i «colleghi» di aver dato vita ad attività chiuse alla città, seguendo solo interessi privati. «Niente di più falso» attaccano gli altri, che in questi anni hanno ristrutturato a proprie spese gli spazi concessi dal Comune e dato a migliaia di stagisti l'opportunità di fare un'esperienza lavorativa. «Non solo - spiegano gli artisti dei laboratori - nei fatti abbiamo creato un patrimonio culturale inestimabile, un polo del design e della fotografia che ora rischia di andare disperso». Ovviamente i professionisti hanno fatto anche i propri interessi lavorativi, fatturando circa 3 milioni di euro all'anno (si tratta pur sempre di studi privati) ma hanno sempre pagato l'affitto (250mila euro all'anno) e reso sempre conto al Comune del loro operato. «L'apertura alla città c'è stata eccome» sostengono. Un paio di esempi per capire: lo studio One Off ha sempre aperto le porte agli studenti perché realizzassero gratuitamente stampe in 3d altrimenti costosissime. Oppure lo studio Dagad ha organizzato la mostra «Design scomodo» per raccontare cos'è il design legato alle disabilità. Ora i laboratori rivendicano il loro ruolo e lanciano una proposta al sindaco e a Fondazione Milano, l'ente che definirà il nuovo assetto organizzativo della Fabbrica. Si tratta di una sorta di lettera aperta, una piattaforma per cercare dei punti su cui lavorare. Assieme. I laboratori propongono innanzitutto di ritirare lo sfratto previsto per il 28 febbraio e di rinnovare la concessione degli spazi per almeno altri due anni. E poi chiedono di mettere a bando gli 11mila metri quadrati ancora liberi all'interno dell'area di via Procaccini. Lì potrebbero trovare sede le scuole civiche senza che nessuno se ne debba andare. Come a dire: «C'è spazio per tutti, possiamo lavorare assieme». I laboratori ovviamente danno anche la disponibilità ad accorparsi e a ridurre la superficie che occupano. «Ma vorremmo anche collaborare con quello che verrà creato qui. La formula pubblico e privato ha sempre funzionato bene. Design e fotografia possono benissimo convivere con arti e teatro. Chiediamo di non decidere con fretta ma di farlo con calma dopo le elezioni». A decidere saranno in parte il Comune e in parte Marilena Adamo, presidente della Fondazione Milano, che avrà il compito di realizzare il nuovo progetto pilota. Per ora c'è la delibera con le linee guida, manca ancora la firma della convenzione.