«Facciamo le Olimpiadi a Milano»

Potrebbe esserci un nuovo derby Roma-Milano con in palio una candidatura all'Olimpiade dopo il botta e risposta tra il presidente del Coni Giovanni Malagò e l'assessore allo Sport lombardo Antonio Rossi. Ad accendere la miccia l'intervista di Malagò alla Gazzetta dello sport con l'annuncio che se il 7 settembre a Buenos Aires sarò Tokyo a conquistare l'edizione 2020 contro Madrid e Istanbul, Roma si potrà fare avanti per il 2024. Immediata la reazione di Rossi che di olimpiadi ne ha fatte quattro, vincendo con la sua canoa cinque medaglie, di cui tre d'oro. Soddisfatto, Rossi, che Malagò abbia ripresentato il dossier olimpico dopo che il governo Monti aveva bocciato quello 2020, «ma credo che ora la candidatura di Roma possa essere sostituita da Milano». Il motivo? «Milano - spiega Rossi - nel 2015 ospiterà l'Expo e ho proposto, una volta smantellate le strutture, di creare una Cittadella dello sport adeguata per le competizioni olimpiche». Poi una frecciata nemmeno troppo cripto leghista. «In più occasioni - l'attacco al veleno - l'organizzazione di grandi eventi sportivi a Roma si è rivelata un vero salasso per le finanze del Paese con risvolti anche gravi dal punto di vista giudiziario». E quindi «bisogna dare fiducia al Nord e a Milano». Con Rossi che non perde l'occasione per declinare anche sul versante sportivo il credo maroniano della macroregione, «perfetta anche dal punto fisico-geografico per tutte le discipline olimpiche».
Una fuga in avanti, quella di Malagò, che spaventa il neo sindaco di Roma Ignazio Marino. «Oggi c'è un'altra città europea in lizza - ha detto riferendosi alla corsa di Madrid che in caso di successo escluderebbe l'Italia dal 2024 - e dobbiamo capire se sarà scelta o meno». Non un grande entusiasmo, dunque, per la candidatura della Capitale, invece accolta con grande entusiasmo dal suo predecessore Gianni Alemanno. Contrario a una sfida tra Milano e Roma il presidente del Coni Lombardia Pier Luigi Marzorati. Che ben sapendo quali cifre siano necessarie per un evento di quelle proporzioni, pensa che in fondo «un'abbinata Roma-Milano potrebbe essere vincente e il modo migliore per poter sostenere i costi di un'investimento altissimo». Nel frattempo, però, invita a pensare all'Expo del 2015, «quella sì già un'occasione concreta per far vedere di cosa sia capace l'Italia». E per questo assicura che lo sport farà la sua parte «organizzando 26 settimane di eventi per 26 discipline sportive che coinvolgeranno tutti i Paesi iscritti». Con la costruzione di una tensostruttura con campo regolare dove organizzare tornei internazionali di calcio, football americano, rugby e altro.
Per la storia, ma a questo punto anche per la cronaca, alla fine degli anni Ottanta Milano pensò a una candidatura. Vennero coinvolte società civile e accademia, a partire dalla Bocconi del rettore Mario Monti e si formò un comitato promotore guidato da un Massimo Moratti non ancora presidente dell'Inter. Nel progetto si ragionava sul recupero di impianti sportivi caduti in disuso come il velodromo Vigorelli o il Palasport crollato sotto il peso della neve nel 1985. Non per dire che il progetto si arenò al passaggio delle mozioni parlamentari tra il 1991 e il 1992, ma che Vigorelli e palasport due decenni dopo sono ancora abbandonati. E Milano non ha ancora né una piscina, né uno stadio olimpico.