False fatture sulle ristrutturazioni Diana Bracco condannata a 2 anni

All'ex vice di Confindustria contestati lavori per oltre 3 milioni

Due anni di carcere, nove mesi in più della richiesta del pm Giordano Baggio. È la condanna decisa dal giudice di primo grado Anna Carbone (Seconda sezione) per Diana Bracco, ex vice presidente di Confindustria. Le accuse sono di evasione fiscale e appropriazione indebita. Il giudice ha riconosciuto all'imprenditrice le attenuanti generiche, con la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna. Disposta invece l'interdizione dai pubblici uffici per un anno e sei mesi.

Condannati a un anno e sei mesi (la richiesta era di 9 mesi) gli architetti Marco Isidoro Pollastri e Simona Adele Calcinaghi. Anche nel loro caso sono state riconosciute le attenuanti generiche, la condizionale e la non menzione. Per l'accusa, Diana Bracco avrebbe commesso i reati contestati in qualità di presidente e ad del gruppo Bracco. Secondo la ricostruzione del pm, dai conti della società guidata dall'ex presidente di Expo 2015 spa sarebbero usciti 3.064.435 euro per pagare lavori di manutenzione e ristrutturazione in immobili riferibili alla stessa Bracco. Si tratta di ville a Milano, Merate nel Lecchese, Nizza Monferrato, Anacapri e in Francia. L'inchiesta era nata da un controllo di routine della Guardia di finanza che aveva scoperto una serie di presunte fatture false. Anche se per quelle emesse nel 2008 il Tribunale ha dichiarato l'intervenuta prescrizione. Il presunto meccanismo addebitato all'imprenditrice è quello di aver voluto abbattere l'imponibile attraverso fatture per spese personali, come appunto la manutenzione di case o di una barca, fatte risultare sui bilanci delle società del gruppo. Questo anche grazie all'indicazione di false causali. Sulle spese di oltre 3 milioni ci sarebbe stata «un'imposta evasa complessiva ai fini Ires e Iva di euro 1.042.114,70». I difensori di Diana Bracco annunciano l'impugnazione. «Non condivido la decisione del Tribunale - spiega l'avvocato Giuseppe Bana -. Ribadisco la totale estraneità della mia assistita alle accuse. Attendiamo il deposito della motivazione e ricorreremo in appello per vedere riconosciute le nostre ragioni. Dal dibattimento è emerso chiaramente non solo che le fatture contestate si riferivano a prestazioni realmente eseguite, ma anche che la mia assistita non si è mai occupata delle modalità di fatturazione e pagamento dei lavori. Dal punto di vista fiscale - conclude il legale - tutte le imposte sono state pagate».

CBas