Falsi contratti Condannati ex consiglieri e assessori

Quattro politici lombardi condannati per i contratti «fantasma» al Pirellone. Ieri la Settima sezione penale del Tribunale ha inflitto tre anni e otto mesi di reclusione all'ex consigliere lombardo del Pdl Angelo Giammario, tre anni e quattro mesi all'ex capogruppo Pdl in Regione Paolo Valentini e anche all'ex assessore regionale Domenico Zambetti (a processo inoltre per presunto voto di scambio con la 'ndrangheta) e due anni e quattro mesi a Luca Daniel Ferrazzi, ex assessore lombardo all'Agricoltura e attualmente consigliere regionale della Lista Maroni. Assolto invece l'ex assessore Mario Scotti. I quattro condannati dovranno anche risarcire la Regione, costituita parte civile, con una provvisionale totale di 121mila euro.

Le accuse sono, a vario titolo, di truffa e falso. I fatti contestati risalgono al periodo tra il 2008 e il 2012. Al centro dell'inchiesta coordinata dal pm Paolo Filippini una serie di presunti contratti «fantasma» ad alcuni collaboratori della Regine. Secondo l'accusa, usati per «soddisfare scopi diversi ed estranei» rispetto a quelli istituzionali o a quelli scritti nel contratto stesso. All'inizio nelle indagini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza era finita una ventina di contratti di consulenza, che erano costati al Pirellone in totale circa 260mila euro. In quegli anni la giunta era guidata da Roberto Formigoni. Secondo il pm, in alcuni casi i beneficiari sono stati parenti degli indagati. Nel corso del procedimento alcuni politici erano usciti dal processo per la prescrizione, Tra loro, l'ex assessore Giulio Boscagli. Il giudice Emanuela Rossi ieri ha condannato gli imputati a pene maggiori rispetto alle richieste della Procura (tre anni la pena più alta chiesta) e ha disposto confische relative all'ammontare dei contratti contestati: 29.450 euro a carico di Valentini, la stessa cifra a carico di Giammario, 13.248 euro a carico di Ferrazzi e 79mila euro a carico di Zambetti. Una delle consulenze considerate un pretesto era quella in materia ambientale (lavoro in realtà mai svolto) che Giammario avrebbe affidato alla figlia della sua compagna, una studentessa liceale.

CBas