La famiglia della Merini accusa: «Il museo ormai è un ripostiglio»

Incuria, indifferenza, abbandono. Sono le parole che tornano nello sfogo di Barbara Carniti, terzogenita della poetessa Alda Marini, scomparsa nel 2009. Ieri ha diffuso attraverso Facebook il suo sdegno contro il Comune per il trattamento riservato alla Casa-museo Merini, inaugurata nel 2010 in via Magolfa 32. Il Comune, tra molte proteste, l'aveva chiusa lo scorso ottobre: pochi visitatori per giustificare il costo. Dopo la sollevazione di esponenti della cultura, di politici (anche) di sinistra e l'impegno del ministro alla Cultura Massimo Bray a salvare lo spazio, Palazzo Marino ha deciso di lanciare una decina di giorni fa un bando pubblico (aperto fino al 7 marzo) per trovare un'associazione che gestisca la «Casa delle Arti-Spazio Alda Merini». Potrà aprire anche un piccolo bar interno. Nel frattempo? Alla figlia Barbara è capitato due giorni fa di passare in via Magolfa con due amici. «Chiunque - protesta - senza problemi ha accesso al primo piano», dove il Muro degli angeli e gli oggetti appartenuti alla Merini sono «in assoluto abbandono e incustoditi, alla mercè di chiunque».