La «Fanciulla» senza West ma vicina a cinema e tv

La fedele messinscena voluta da Chailly si adegua a grande e piccolo schermo. Prove aperte ai ragazzi

Piera Anna Franini

Ancora una volta, il direttore musicale della Scala Riccardo Chailly riscatta una pulzella. Dopo Giovanna d'Arco tocca a La fanciulla del West di Giacomo Puccini, alla Scala da martedì. Chailly propone la versione originale, nel pieno del manoscritto di Puccini: quella che circola correntemente è infatti la partitura modificata da Arturo Toscanini che fece conoscere l'opera al mondo mettendoci del suo.

Una prima a tutti gli effetti, insomma. Per questo, Chailly ha messo in calendario appuntamenti di incontro con la città per esplorare la «vera» Fanciulla. Domani alle 18 alla Scala è previsto l'incontro con gli studenti delle università milanesi che potranno assistere alla prova antegenerale. L'indomani, sempre alle 18, si parlerà dell'opera agli Amici del Loggione. Il regista e scenografo Robert Carsen, autore della nuova produzione, racconterà la sua regia cinematografica venerdì alle 18 alla Triennale.

Taglio cinematografico per un titolo che il 10 maggio vedrà la diretta sul grande schermo (www.all-opera.com) e il 12 maggio andrà in differita tv su Rai5. Le riprese richiedono un lavoro sul dettaglio, perché la telecamera non perdona. E ben lo sa Venanzio Alberti, capo reparto Scultura dei laboratori scaligeri: la bottega dove nascono tutti gli allestimenti del Piermarini. Formazione a Brera e 33 anni di esperienza maturata in Scala, lo abbiamo incontrato in piena fase-Fanciulla, mentre forgiava teste di bisonte destinate al saloon: una delle scene madri dell'opera, ambientata nella California dell'800. È stata operata la ricostruzione fedele di un saloon del Far West, con gran parata di bandiere a stelle e strisce. Il processo è standard: «Il bozzettista porta le foto. Noi realizziamo il modello in scala tridimensionale e se piace lo riproduciamo in scala reale». Si lavora con «materiali teneri, come polistirolo e creta che poi devono diventare durevoli». Alberti spiega che «un tempo il momento della verifica era il palcoscenico, il punto di vista ideale era la platea, tutto veniva realizzato in funzione di questa. Ora si pensa alle telecamere. Si cura il particolare in modo maniacale. Zeffirelli affermava la priorità del colpo d'occhio, ora il principio è cambiato. L'avvento della tv ha impresso una svolta. I registi stessi controllano seguendo la resa del video e non del palcoscenico».

Gran lavoro nell'officina meccanica dei laboratori, laddove «si realizza ciò che per il 90% non si vede» spiega Marino Serra, 42 anni di cui 22 in Scala. Qui si creano le strutture portanti, gli scheletri, le intelaiature, un reparto particolarmente attivo quando l'allestimento ha un taglio cinematografico. Vediamo la Casa di Minni, la protagonista di Fanciulla, un tronco di piramide sghembo, più in là c'è il fondale del saloon, boiseries in legno tamburato. «Negli ultimi anni - osserva Serra - è cambiata la mole delle costruzioni. Prima era quasi solo legno. Da dieci anni c'è tanto ferro». Una cosa è certa. Quel che nasce qui, deve essere trasportabile, rimarca Paolo Ranzani, responsabile del reparto Costruzioni, fratello del direttore d'orchestra. L'ingombro dei moduli è questo: «Nove metri per 2.40, oltre non si può andare. È un vincolo che abbiamo su qualsiasi spettacolo».