Il fascino dei fumetti belgi

«Alti due mele o poco più», eppure riconoscibilissimi: i Puffi, inventati alla fine degli anni '50 da Peyo, ovvero Pierre Culliford. Francese? No, tutt'altro: belga (Bruxelles, 1928-1992). E gli omini colorati che vivono felici in fondo al mare, gli Snork, e prestano sempre attenzione ai numerosi pericoli dell'oceano? Belgi anche loro, nacquero come fumetto nel 1982 disegnati da Freddy Monnickendam. Ma il più celebre è certamente Tin Tin, il reporter brillante, curioso e protagonista di numerose avventure in giro per il mondo accompagnato dalla cagnolino Milou, creato nel 1929 da Hergé (nome d'arte di Georges Prosper Remi, 1907-1983), fumettista belga. Non scherza, quanto a fama, nemmeno Luky Luke (1946), il cowboy ideato dal fumettista belga Morris (1923-2001) e le cui storie sono state scritte da grandi autori come Renè Goscinny (lo stesso di Asterix) e il romanziere Daniel Pennac. Tutta questa carovana di personaggi, e molti altri ancora, è partita dal Belgio ed è arrivata a Milano allo Spazio Wow di via Campania 12 dove rimarrà fino al 6 ottobre (ma chiusi nel mese di agosto) per la mostra «Belgio, il regno del Fumetto», che suggella anche l'importante gemellaggio appena nato proprio tra lo Spazio Wow e il Centre Belge de la Bande Dessinee di Bruxelles, ovvero il museo del fumetto belga a Bruxelles, che porterà alla creazione di nuove future collaborazioni e scambi. «Da noi il fumetto è considerato parte del patrimonio culturale della Nazione - dice Willem De Graeve, direttore del Centre Belge de la Bande Dessinee, ospite a Milano per l'inaugurazione della mostra -. I belgi non hanno inventato il fumetto, che è nato in Usa, anche se il fatto che il termine “Nona Arte” sia un'idea belga fa capire quanto per noi sia importante questo linguaggio».
Se si volesse trovare un aspetto che accomuni tutte le storie e i personaggi dei fumetti belgi, questo sarebbe l'ironia e la mancanza di tragicità: «Il Belgio è un piccolo paese ma molto complicato - spiega De Graeve -: ci sono tre lingue ufficiali, siamo sempre stati occupati da altri stati invasori. La comunicazione ha spesso costituito un problema per noi, e l'uso delle immagini (quadri o disegni), è sempre stato molto importante: rappresentava una forma universale di comunicazione. Penso alla pittura fiamminga ad esempio, molto discorsiva, illustrativa. Poi è arrivato il fumetto - continua -, linguaggio che fin da subito abbiamo fatto nostro, ma non per descrivere disgrazie o esprimere tragicità».
Dimentichiamoci storie amare, seppur importanti, come «Maus» di Art Spiegelman, romanzo a fumetti ambientato durante la seconda guerra mondiale e incentrato sull'olocausto. Le creature dei fumettisti belgi hanno semmai un sapore di fuga dalla realtà in un mondo fantastico: con i suoi rischi e pericoli, certo, ma sempre risolvibili in nome di una giustizia per tutti. Data questa linea comune non esiste poi un genere predominante: la ricchezza di autori (pur essendo un Paese più piccolo dell'Italia se ne contano oltre 800) permette di spaziare. In una mostra quindi quasi completamente belga, fa capolino anche un autore italiano: è Dino Attanasio, che si è trasferito a Bruxelles dove vive pubblicando le storie del suo Signor Spaghetti, di cui si può avere un assaggio a Milano.
Orari: martedì-venerdì ore 15-19,
sabato e domenica ore 15-20
Info. www.museowow.it, 02-49524744/45