«Un fax salvò il Leonka dallo sgombero»

Un fax cambiò la storia di Milano. E salvò i Leoncavallini. Altrimenti «quei bravi ragazzi» dei centri sociali sarebbero stati sgomberati nel giro di mezza giornata. Invece, dopo oltre dieci anni da quel giorno, invece, stanno per essere regolarizzati. A raccontare come andarono realmente le cose, nel 1994, è Paolo Scarpis, allora vice questore vicario e questore dal 2004 al 2006. L'occasione per farlo è stata la sua audizione davanti ai consiglieri comunali delle commissioni Sicurezza e Urbanistica a Palazzo Marino. Gli abusivi, che per sei mesi erano stati autorizzati ad occupare un capannone in via Salomone, furono sgomberati. «Quel giorno cominciarono un lungo corteo in giro per la città - ricorda Scarpis - Ci furono scontri e disordini. Quando entrarono nella sede di via Watteau, noi eravamo pronti a sgomberarli all'istante, anche se loro dicevano di essere autorizzati a stare lì. Poi in questura arrivò un fax. E lo sgombero non ci fu». Quel fax era firmato dalla società immobiliare L'Orologio srl. Quindi indirettamente dalla famiglia Cabassi. In sostanza, la storia del Leoncavallo non cominciò con un illecito. Solo due anni dopo i Cabassi chiesero di liberare la loro proprietà.

Scarpis ricorda gli anni Novanta come anni di «accesissimo dibattito», a cominciare dall'occupazione abortita al parco Lambro, l'occupazione e lo sgombero (l'ultimo) da via Salomone, le perquisizioni all'interno del Leonka per sospetto di spaccio e di coltivazione di sostanze stupefacenti. E poi le manifestazioni. «Non tutte - spiega l'ex questore - finivano in scontri, tutte però erano molto vivaci e più di una volta si è dovuta usare la forza, con qualche contuso. Le manifestazioni di certo non avevano nulla di culturale, il centro sociale in sé non so. Sappiamo che c'erano personaggi vicini alla criminalità che commettevano regolarmente reati e che l'ala più dialogante cercava di isolarli». «Ecco, appunto - insorge il vice del Consiglio, Riccardo De Corato (Fdi) - Stiamo parlando di violenza e illegalità. Non certo di un circolo ricreativo come vorrebbe farci credere l'assessore De Cesaris». Dai banchi del centrodestra viene sollevata un'altra questione: «Se l'occupazione del Leoncavallo nasce con un'autorizzazione dei privati, perché il Comune deve farsi carico della questione e regolarizzare il centro sociale con quella che chiama operazione urbanistica?». In parecchi chiedono a Scarpis perché non ci fu più nessuno sgombero. «Semplice - risponde lui - La società l'Orologio aveva messo per iscritto che li ospitava. Giuridicamente la questione era morta lì». Martedì prossimo starà all'assessore all'Urbanistica Ada Lucia De Cesaris spiegare come si intende procedere con la «regolarizzazione» entro, si dice, marzo.