Federalismo, Formigoni traccia la «road map»

Le tappe: trasferimento di alcune competenze (sanità, energia, scuola) e autonomia fiscale

Marcello Chirico

Gallina vecchia può fare sempre buon brodo, se cotta a puntino e - soprattutto - se è l’unica gallina a disposizione. N’è consapevole pure Roberto Formigoni, deciso a sfruttare le opportunità offerte dal Titolo V della Costituzione (quello modificato, nel 2000, dal centrosinistra) per centrare l’obbiettivo da sempre nella sua testa: il federalismo.
Per farlo ha tracciato, d’accordo con Berlusconi e la Lega, la nuova «road map», un vero e proprio progetto di legge che Formigoni elaborerà dopo le vacanze, approverà in giunta e sottoporrà poi al giudizio del consiglio. Dopodiché, avvierà il negoziato col Governo. Nessuna richiesta di «statuto speciale», piuttosto un «federalismo funzionale ed efficiente» nel quadro delle regole costituzionali in vigore. «Quelle volute dalla maggioranza che sostiene l’attuale Governo, dal quale mi aspetto che raccolga la nostra sfida. Speravo passasse la forma federale proposta dalla Cdl, ma a questo punto mi adatto a quello che c’è e lo uso al meglio» ha dichiarato ieri Formigoni, presentando alla stampa la sua iniziativa.
Articolata in due fasi. La prima: trasferimento di alcune competenze (istruzione, sanità, energia, giustizia) «che sappiamo di poter gestire meglio dello Stato». La seconda: l’ottenimento delle risorse attraverso il federalismo fiscale. E per raggiungere quest’ultimo, Formigoni chiede autonomia impositiva sui grandi tributi (Irpef, Iva), una logica virtuosa nella distribuzione delle finanze statali, la rinuncia dello Stato alle tasse corrispettive di quei servizi che i cittadini realizzano con le proprie tasse. Quanto alla gestione tributaria, si punta a una «forte collaborazione istituzionale» che dia vita a Centri di servizio regionali basati sulle attuali strutture esistenti ma con gestione paritetica Stato/Regione, così da combattere meglio l’evasione e difendere i contribuenti. «Il mio non è un disegno eversivo - ha puntualizzato il governatore - ma previsto dalla Costituzione e condiviso dalle altre Regioni».
Ieri c’è stato pure il tempo per una stilettata al presidente provinciale Penati, che lo aveva sollecitato a battere un colpo sulla creazione dell’area metropolitana: «Non spetta a me, ma ai comuni. E quello di Milano mi pare si stia tenendo lontano mille miglia. Eppoi, vorrei tanto capire di cosa si tratti: finora non ho visto proposte».