Un fendente al cuore A Milano si muore così in mezzo a una piazza

Algerino accoltellato al petto sabato sera I tre aggressori scappati dopo la lite E ora la sinistra pensa alla sicurezza

A Milano si continua a morire per strada. Con un fendente al petto. Teatro dell'omicidio questa volta il Corvetto, periferia a due passi da Porta Romana. Ma non si contano gli episodi di violenza che in questi ultimi anni hanno tinto di rosso le cronache milanesi: dall'aggressione al capotreno a colpi di machete nella stazione di Villapizzone alla sparatoria a cielo aperto in via Muratori nel settembre 2012. Per non parlare degli omicidi di Quarto Oggiaro, più precisamente negli orti di Vialba nel 2013.

A morire nell'inutile corsa all'ospedale la scorsa notte un trentottenne, vittima di un'aggressione a opera di tre persone, al momento ignote. L'omicidio risale alle 22 di sabato, in piazzale Ferrara, al Corvetto appunto. La vittima è un algerino che secondo i primi riscontri sarebbe stato aggredito con un coltello. Kamal Harache, senza fissa dimora, colpito al torace, è riuscito a trascinarsi fino al bar della piazza per chiedere aiuto, ma è deceduto durante il trasporto al Policlinico. I suoi aggressori sono invece riusciti a fuggire. Solo qualche giorno fa, giovedì sera, intorno alla undici un nordafricano di 22 anni, con precedenti per spaccio, è stato freddato con un colpo da arma da fuoco al torace. Le prime ipotesi dei carabinieri - che stanno indagando - parlano di un regolamento di conti.

Che si tratti di un regolamento di conti per droga o di una lite tra connazionali, la sostanza rimane la stessa: nella città dell'Expo si continuano a consumare omicidi e aggressioni mortali in strada, nelle stazioni della metropolitana o dei treni in mezzo a passanti e viaggiatori. Sia l'omicidio della scorsa notte che quello di Corsico o l'aggressione al capotreno, infatti, si sono consumate in orari in cui mezzi e strade sono ancora affollate.

«Ancora un morto ammazzato. La sicurezza a Milano è inesistente. E i fatti lo dimostrano - attacca Riccardo de Corato, vicepresidente del consiglio comunale (FdI) -. Mentre prefetto e sindaco parlano di una città sicura, continuano le aggressioni mortali. Almeno tre volte a settimana ci scappano i feriti e in media una volta ogni 15 giorni anche i morti». Sono decisamente cambiate, infatti, le parole d'ordine della campagna elettorale della sinistra: Emanuele Fiano, responsabile sicurezza Pd, candidato alle primarie del centro sinistra, ha scelto come slogan: «Una Milano viva, sicura e democratica». Secondo Fiano il primo passo da compiere, sarebbe quello di abbandonare alcuni retaggi del passato, come i vezzi di una certa sinistra - Pisapia in primis - che vede nelle forze dell'ordine un nemico da abbattere invece che un alleato con cui confrontarsi. È la resa della sinistra? O la una presa di coscienza da parte di chi per quattro anni ha amministrato la città? Pierfrancesco Majorino, sostenuto da Sel, che firmava la cancellazione dell'operazione strade sicure dalla città, ha chiesto al governo di lasciare i 600 militari a Milano per expo anche dopo l'evento.