Fuga dei cervelli? Almeno qui ritornano

La città resta il punto di riferimento per chi rientra in Italia

Sul fenomeno della «fuga dei cervelli» si è detto tanto, anche che non esista. Ma Milano è un caso a sé e tracciarne un profilo non è semplice. Ci aveva provato il team di ITalents, una sorta di osservatorio di chi viene e di chi va. ITalents è presieduto da Alessandro Rosina, docente di demografia all'università La Cattolica. Che racconta una Milano sui generis rispetto al resto d'Italia, contemporaneamente punto di partenza e punto di arrivo dei giovani migranti italiani. Una storia che si aggiunge agli ultimi tasselli della panoramica sulla situazione meneghina. Secondo un'indagine dell'osservatorio, di 1200 cervelli in fuga made in Italy 229 sono milanesi. Contemporaneamente però, Milano è la meta prescelta di chi torna: il 40% di coloro che sono partiti sceglie la metropoli italiana quando infine decide di rifare le valigie e rientrare in patria.

«È un fenomeno tutto milanese, quello del ritorno dei talenti. I dati mostrano uan città dinamica, che ad un tempo spinge i suoi giovani a fare esperienze all'estero, dall'altra viene ancora vista come trampolino di lancio professionale», spiega Rosina.

Le più recenti percentuali sulla disoccupazione premiano l'ottimismo di chi rientra a Milano: secondo il rapporto di Assolombarda, «Lavoro a Milano», il tasso è al 7,7% nel 2013, leggermente meno dell'anno precedente (7,8%), in controtendenza rispetto al dato nazionale, che si attesta al 13% (in deciso aumento). «La percezione dei giovani verso Milano è diversa rispetto alle altre città italiane: la vedono più ricca di opportunità, più in linea con le altre mete internazionali preferite, come Londra o Berlino», spiega Rosina.

Stessa risposta è quella data dal direttore generale di Assolombarda, Michele Angelo Verna: «Quello milanese è un mercato del lavoro di qualità alimentato dalla presenza di ben 12 atenei di alto livello in tutto il territorio regionale, di cui 7 localizzati nella sola città di Milano».

Anche Rosina puntualizza l'importanza della formazione universitaria offerta dagli atenei milanesi, che è particolarmente orientata all'internazionalizzazione: «Per quanto riguarda Milano, il fenomeno che viene abitualmente definito “fuga dei cervelli” si configura piuttosto come un invito a partire che la stessa metropoli fa ai suoi cittadini più giovani». Qualcosa che rende più ricca la città, pronta ad ospitare i suoi talenti una volta che tornano (perché sì, tornano, nel caso di Milano, o ci vengono per la prima volta dopo essere stati altrove). Non è un caso se Milano è stata scelta quest'anno anche per la Erasmus Week: «Evidenzia lo spirito cosmopolita della nostra metropoli. Non ci sono solo gli studenti del sud Italia a vedere Milano come New York, anche all'estero Milano non è vista dagli studenti solo come la capitale della moda, ma anche della cultura».