Il fenomeno dei foreign fighters

All'Antiterrorismo della Digos sono tutti investigatori di altissimo profilo. È merito loro lo scatto della «fotografia particolarissima» - come l'hanno definita ieri sia il procuratore Maurizio Romanelli che il direttore del Servizio Centrale Antiterrorismo della polizia di Stato Lamberto Giannini - del fenomeno dei foreign fighters , da cui si ottiene uno spaccato significativo sia per quantità sia per qualità di informazioni ottenute.

L'inchiesta in questura era stata iniziata quando ancora dirigente della Digos era il reggino Bruno Megale, ora neo questore di Caltanissetta. Attualmente alla guida dell'ufficio politico più prestigioso d'Italia c'è il primo dirigente partenopeo Claudio Ciccimarra che di Megale era stato per anni il vice e che in seguito, prima di questo recente ritorno in questura, ha fatto un'esperienza di qualche anno come dirigente del commissariato Monforte-Vittoria. Mente fine della Digos è però una donna, Cristina Villa, alla guida dell'Antiterrorismo e anche vice di Megale. Silenziosa, serissima (e abbotonatissima sulle notizie) la Villa costituisce un orgoglio per tutte le donne della polizia. Donne che, lavorando a questa inchiesta, per la prima volta hanno potuto sentire, dalle intercettazioni, altre donne - Maria Giulia Sergio (ormai Fatima), sua sorella Marianna, l'amica Dunia - parlare in italiano di terrorismo islamico. «È stata un'esperienza incredibile, impressionante - ci racconta una investigatrice -. Tuttavia abbiamo capito ancora di più che certe “infatuazioni” religiose, in particolare per l'islamismo quando chi diventa fondamentalista viene da una cultura cattolica, sono spesso figlie di una forma d'ignoranza molto particolare. Che consiste anche nel trovare nel welfare spinto propugnato dal Califfato - dove sembra che tutti abbiano quello di cui hanno bisogno senza eccezioni e che anche le minoranze (come i bambini con problemi) vengano accolti e curati in una sorta di grande famiglia - un appeal notevolissimo».

Lamberto Giannini e Maurizio Romanelli sono però d'accordo nell'affermare che in Italia situazioni di questo genere, come quella creatasi nella famiglia di Maria Giulia Sergio - siano rarissime se non inesistenti. «Il modello di esistenza proposto proprio da questa forma di stato assistenzialista fino allo spasimo che ti dà tutto e ti permette di non doverti più preoccupare di nulla, di non avere, in un certo senso, più paura del futuro, possono attecchire all'estero e solo in certe nazioni, ma non qui», conclude il procuratore Romanelli.