Ferito da tre pistolettate Un anno fa il suo socio colpito allo stesso modo

Dopo una notte piena di paura, è stato dichiarato fuori pericolo Umberto P., ferito sotto casa a Cusano Milanino con alcuni colpi di pistola. Ancora misteriose le cause dell'agguato, anche se i sospetti degli investigatori si accentrano sull'attività della ditta di informatica che lavora anche all'interno del carcere di Bollate. L'anno scorso infatti, sempre a gennaio, uno dei due soci della vittima fu colpito da un proiettile in circostanze analoghe. Come se «qualcuno» avesse voluto punire i titolari della società per qualcosa che hanno fatto. O forse non fatto.
Umberto P., 49 anni, era rientrato verso le 20 e, giunto davanti alla sua elegante villetta di via Primula 14, quartiere signorile, ha azionato il telecomando per aprire il cancello. Mentre era fermo in attesa, un'ombra, sbucata dal buio, ha sparato tre colpi di calibro 9 e si è dileguata. L'uomo è riuscito a scendere dall'auto, suonare e avvertire la moglie che ha dato l'allarme. Vigile al momento dell'arrivo dei soccorsi, ha parlato brevemente con i carabinieri, limitandosi però a dire di non essersi accorto di nulla e non sapere neppure in quanti gli avessero sparato. Poi è stato portato al Niguarda, operato per estrarre due proiettili dalla gamba e dall'addome e ricoverato in prognosi riservata. Ieri i medici hanno dichiarato l'uomo fuori pericolo: guarirà in 30 giorni.
Gli accertamenti, hanno permesso di stabilire che con ogni probabilità l'agguato è stato eseguito da due uomini. Diversi residenti hanno infatti segnalato agli investigatori la presenza in zona di una coppia sospetta sui 30 anni. Questi comunque avrebbero sparato non per uccidere. Non hanno infatti mirato al finestrino, ma alla parte bassa della portiera. Inoltre dopo i primi colpi, resisi conto di averlo ferito, non hanno infierito. Grosso modo quanto è successo il 17 gennaio 2013, al suo socio di 53 anni, affiancato a bordo della sua auto da due uomini in moto in viale dell'Industria. In quella occasione venne esploso un colpo che, trapassato la portiera, ha centrato la vittima alla gamba.
I due, insieme al terzo socio, gestiscono una società informatica, la Sst srl di Desio, e, tra i vari incarichi, insegnano ai detenuti di Bollate ad aggiustare cellulari. Si sospetta dunque che qualche «apprendista» possa aver chiesto un favore non consentito prima all'uno poi all'altro, ricevendo da entrambi un rifiuto. Uno sgarro che potrebbe essere stato poi punito. Ipotesi suffragata dal fatto che le due vittime sono personaggi al di sopra di ogni sospetto e, oltre a non avere affari poco puliti, non hanno in corso nemmeno «affari di cuore».