Feste di quartiere: fra tasse e vincoli l'assessore scappa

Difficile far passare in consiglio il nuovo regolamento? D'Alfonso molla tutto alle Zone

Il regolamento delle feste di via? Uscito dalla porta è rientrato dalla finestra. Tradotto: l'assessore al Commercio Franco D'Alfonso nel luglio 2013 aveva deliberato un nuovo regolamento per l'organizzazione delle feste di quartiere, che introduceva nuove tariffe, criteri più stringenti per gli organizzatori e multe salate anche per colpe «involontarie». Il piano, prevedeva che solo il 30% delle bancarelle potesse avere carattere commerciale, mentre il restante 70 dovesse essere dedicato a banchi culturali o di intrattenimento, eventi sociali e culturali avrebbero essere valutati da apposite commissioni, una sorta di «X Factor» casereccio, così molto limitante era il calendario. Salatissimo anche il canone per partecipare, visti gli aumenti vertiginosi del canone di occupazione di suolo pubblico deliberati poco prima. Palazzo Marino prevedeva sanzioni importanti (dai 50 ai 480 euro) per chi osava attirare i clienti con un tono di voce troppo alta e chi peccava di cattivo gusto con le proprie bancarelle.

Sommersa da una valanga di emendamenti in consiglio comunale, da parte dell'opposizione ma non solo, la delibera era stato ritirata da D'Alfonso.

Ma il 5 dicembre l'assessore ha portato in giunta una nuova delibera che delega ai consigli di zona la patata bollente delle feste di vie. Le regole sono più o meno quelle presentate in consiglio, che però non dovrà più discuterne. Accade così che i parlamentini, completamente dimenticati dall'amministrazione centrale (atto definitivo la cancellazione dell'assessorato al Decentramento) si trovano un minimo di potere, seppur «di risulta». O di comodo, come «rifugio» diciamo per le delibere che non riescono a passare in consiglio. Nobili le motivazioni ufficiali: «Considerato che una gestione diretta di queste iniziative da parte delle zone di decentramento consentirebbe una più proficua ed attenta selezione fondata sulla qualità e sostenibilità delle iniziative stesse e che in particolare le zone di decentramento potrebbero valutare la meglio il rilascio delle autorizzazioni in ordine agli aspetti logistici, di gradimento da parte dei cittadini e di compatibilità rispetto al tessuto commerciale esistente in sede fissa». «Perché l'assessore non ci ha pensato prima allora? - si chiede polemicamente Massimo Girtanner, ex presidente di zona 6 (FdI)- I consigli di zona sono stati dimenticati per tre anni e mezzo, e quando fa comodo si rifila loro la patata bollente. Non solo, ora è il caos perché vigono due regolamenti, con il conseguente rischio di ricorsi al Tar da parte dei commercianti»

Ora però a confusione si somma confusione: non solo perché le associazione dei negozianti hanno presentato tutte le richieste per il 2015 in base alle regole del 2002 (non essendo passato il regolamento in consiglio), mentre il 5 dicembre la giunta ha approvato il nuovo testo, ma anche perché contestualmente alla nuova delibera, non è stato annullato il vecchio testo. Sono quindi in vigore due regolamenti diversi e nemmeno gli addetti ai lavori sono a conoscenza della nuova delibera. «In questo modo - attacca Alessandro Fede Pellone, capogruppo di Forza Italia in zona 9 - viene meno la visione di insieme, con il rischio che due vie contigue appartenenti a zone diverse organizzino eventi in contemporanea. Un esempio? Viale Zara e viale Sarca. I commercianti sarebbero doppiamente beffati, dopo aver pagato per partecipare si troverebbero la concorrenza inconsapevole dei colleghi delle altre vie. Il rischio è il caos assoluto, anche a danno dei residenti».

le feste di quartiere che tradizionalmente vengono organizzate durante l'anno dai commercianti

il coefficiente per la tassa di occupazione di suolo pubblico specifico per le feste di quartiere