Fiera, mercato o porto Si parlerà di cibo ma pochi sanno cos'è

Per qualcuno è un grande ristorante etnico, per altri un punto vendita E c'è chi pensa che a Rho abbiano allestito un circo con gli animali

Un mercato. Una fiera. Una piazza. Un porto. Alcuni hanno già il biglietto in tasca, altri dimostrano una svenevolezza ironica per un'attesa durata sette anni, altri ancora disinteresse, ma i passanti che percorrono con sollecitudine le strade di Milano di fronte alla domanda: «Cos'è Expo?», la prima cosa che dichiarano è di non avere le idee ben chiare. Ognuno fornisce la propria opinione, ma in pochi osano una definizione. Definire Expo è più difficile che criticarla.

Noi italiani! E' la prima esclamazione, e poi: noi italiani parliamo di scandali, di ritardi, di tangenti, ma alla fine non spieghiamo mai il nucleo di un concetto. Non solo non siamo positivi, ma non siamo neppure positivisti. Allora, caro Giacomo Biraghi, digital pr di Expo, cos'è questa manifestazione? «L'Esposizione Universale - spiega Biraghi - è una piattaforma di idee e di buone pratiche, dove i partecipanti espongono in pace il proprio punto di vista su un tema internazionale, senza dover decidere chi ha ragione o chi ha torto. L'espressione chiave è: in pace».

Nessuno, nessuno ha mai pronunciato questa parola per Expo. Saranno quindi in molti a essere delusi se tra i padiglioni si aspettano carrozzoni stracolmi di prodotti. «E' un Artigiano in Fiera alla grande - dice Federico Gangi, 21 anni, barista al Grossi -. Ci saranno tanti prodotti legati al cibo ma soprattutto eventi. Mi aspetto molta musica, posti di ritrovo per noi giovani, divertimento a tutta birra». La maggior parte delle persone si sofferma sull'idea di un mega-mercato, dove ogni paese presenta i propri prodotti in campo alimentare. «Mi immagino un circo fatto di tendoni, infatti ho letto che ci saranno anche animali strani» spiega Andrea Bellieni, 20 anni, studente. «E' un cartellone pubblicitario per i prodotti di un Paese» dice Anastasia Grigorcihuk, la ragazza russa proprietaria di Hamber House, il negozio d'ambra aperto proprio per Expo in via Gabrio Casati.

«Per me è una possibilità per Milano di mettersi in vetrina. Mi aspetto di vedere i cibi più particolari e soprattutto sani, senza Ogm» replica Irene Torriani, fotografa, quarant'anni. Invece per definizione Expo darà spazio sia allo slow food che al fast food, alle materie con o senza Ogm perché entrambi ammissibili in uno spazio in cui non c'è nessuno che ha ragione o torto. Cominciamo a fare sul serio con Paolo Farina, architetto e docente di Restauro al Politecnico di Milano, che al Cordusio sta fotografando vecchi abbaini. «E' un incontro internazionale che viene fatto su un tema specifico e dove gli esperti di tutto il mondo danno la loro interpretazione sul tema prescelto». Concreto e efficace è Manuel? Cognome? «Via Monte Napoleone 8, a Milano mi conoscono così - dice -. Expo è una riflessione sul cibo, allo scopo di migliorarne la qualità e la produzione affinché la gente non muoia di fame. E' ovvio che le aziende faranno anche affari». Quindi, aggiunge un dettaglio interessante. «Ho alcuni amici che lavorano dentro e mi hanno riferito che ci sono numerose e splendide toilette pubbliche, grandi assenti a Milano. Credo che la civiltà di un Paese e di una città si misuri dalla qualità delle toilette pubbliche, lo devono sapere i nostri politici».

Loretta Guerri e Mita Papi, 29 anni, sono madre e figlia. Vengono da Firenze. «Il mio ragazzo fa lo chef e mi confessa: non ho ancora capito cosa sia! Noi ci immaginiamo uno spazio dove gli espositori di cibo possono comperare e vendere, per conoscere ciò che si produce in tutto il mondo» spiega Mita, un po' arrabbiata perché è alla ricerca di un monolocale in città e l'Esposizione li ha mangiati tutti. «E' una manifestazione dove il mondo mette in mostra le sue risorse» commenta Loretta Guerri.

Andrea Vagnoni insieme al gruppo «Kingstown» suona il contrabbasso vicino al Duomo. «L'intera terra sarà presente in questa grande piazza di Expo. Immagino che lo scopo sia commerciale, ma mi auguro che dietro questo banco ci sia anche un fine ideale e creativo». Eugenio Siriani, uomo d'affari australiano di origine italiana, sta aspettando un amico in via Monte Napoleone. Scrive in inglese su un foglietto: «L'Esposizione Universale è un meeting dove ci occuperà dei valori nutrizionali del cibo», mentre Lapo Fatai del ristorante Baccanale in via Negri: «E' una forte opportunità per ciascun paese del mondo di mostrare agli altri quel che sa fare».

Il più esterrefatto di fronte alla domanda è Massimiliano A. che racconta: «Non so cosa sia e non mi interessa, le posso dire però che la settimana scorsa mi trovavo in Inghilterra, nel Kent, di fronte a docenti universitari che non erano a conoscenza del fatto che a Milano il 1 maggio si sarebbe inaugurata l'Esposizione Universale». Margherita G. passa in bicicletta nei pressi di Brera e grida: «La definizione di Expo? Fermi tutti, questa è una rapina».