Fiera a rischio di «tutela»: lo smacco Salone del libro

Anche la kermesse culturale sfilata a Torino potrebbe svolgersi con l'ente commissariato

Luca Fazzo

Chissà come staranno ridendo a Torino. Perché la prima fiera del libro a Milano, l'esposizione in joint venture con gli editori, strappata quest'estate al capoluogo piemontese - sua storica sede - tra una ridda di veleni e di polemiche, rischia di aprirsi il prossimo 19 aprile in una Fiera commissariata dall'Antimafia. Se l'udienza che si apre oggi davanti alla sezione «misure di prevenzione» del tribunale vedrà accolte le tesi del pool di Ilda Boccassini, a regnare su «Tempo di Libri» sarà il commissario giudiziario, scelto dai giudici per mettere ordine in una società considerata troppo vulnerabile alle infiltrazioni malavitose.

È questa la conseguenza più vistosa dello scenario che si aprirebbe se il tribunale giudicherà fondate le tesi della Procura, avanzate lo scorso 20 dicembre. I pm Paolo Storari e Sara Ombra ritengono che il caso Nolostand, la controllata di Fiera spa che dava appalti su appalti ad una azienda in odore di mafia, la Dominus, non si possa risolvere commissariando semplicemente Nolostand, già da sei mesi diretta da Pier Antonio Capitini, il commissario scelto dai giudici, e destinata a restare sotto tutela altri sei mesi; indagini e intercettazioni dimostrano secondo i pm che anche la capofila, ovvero Fiera spa, non è in grado di tenere la guardia alta, anche perché gestita più da politici che da manager. Neanche le recenti dimissioni dell'intero consiglio d'amministrazione, rimasto in carica solo per la gestione ordinaria e la approvazione del bilancio, darebbe garanzie certe di pulizia e trasparenza.

La decisione dei giudici non arriverà oggi, verosimilmente alla prossima udienza. Ma anche se il tribunale dovesse respingere la richiesta della Procura, lo scenario che attende la prima edizione di «Tempo di Libri» - nome ufficiale del Salone - non è dei migliori. In ogni caso, a gestire l'evento sarà una azienda depotenziata dalle dimissioni dell'intera governance. Da oggi, l'amministratore delegato Corrado Peraboni è in carica solo per la routine; il consiglio d'amministrazione dimissionario si è dato come unico obiettivo l'approvazione del bilancio 2016, che verrà portato all'esame dell'assemblea dei soci il 21 aprile, in pieno «Tempo di Libri»; venticinque giorni prima di quella data, il 27 marzo, gli azionisti della Fiera - ovvero Fondazione Fiera e la Camera di Commercio - dovranno presentare la lista del nuovo board.

Quella dedicata all'editoria non sarà l'unica fiera di settore a sentire l'influenza del momento critico vissuto dall'ente milanese: il timore è che la tempesta giudiziaria spaventi parte delle fiere ospiti, che potrebbero scegliere di rivolgersi altrove. Ma è chiaro che a subire gli effetti peggiori del clima sarà «Tempo di Libri», strappata ai torinesi proprio in nome dell'efficienza e dell'appeal milanese: messi ora drammaticamente in forse dall'inchiesta della Procura.