Fiera, sfida per la presidenza Giallo su bando e trasparenza

Il nome di Zanella non compare nella gara regionale Ma è in corsa con Verro, Perini, Fontana e Benedini

Maria Sorbi

Ore di trattative fitte per decidere il presidente della Fondazione Fiera. Ma il tira e molla sui nomi rischia di bypassare le regole. I candidati dell'ultim'ora infatti non fanno parte della rosa dei potenziali presidenti che hanno partecipato al bando proposto dalla Regione Lombardia per la corsa alla poltrona.

E quello che lascia perplessi è che uno di questi nomi sia stato caldeggiato proprio dal presidente lombardo Roberto Maroni, che quel bando lo ha voluto e firmato. Si tratta di Maurizio Zanella, 59 anni, di Bolzano, proprietario dell'azienda vinicola Cà del Bosco. Un nome sconosciuto ai più, tant'è vero che nelle soffiate provenienti dai tavoli politici, qualcuno ha capito che il protetto di Maroni fosse il leghista Massimo Zanello, ex assessore regionale appena sconfitto alle elezioni comunali a Desio. E, tutto sommato, sarebbe stato più credibile. Ma c'è quella vocale che fa la differenza. E, evidentemente, anche qualche altro aspetto se Maroni è arrivato perfino a «rinnegare» il bando pro trasparenza istituito. «Prendo atto delle candidature ma posso aggiungerne altre» ha ritrattato il governatore a pochi giorni dalla chiusura del bando, comunicando che la rosa dei nomi depositata ufficialmente non è blindata.

La nomina del presidente della Fondazione Fiera è sempre avvenuta per via diretta. Quella del concorso è una novità di questo ultimo giro. E se ad alcuni è suonata subito come un intralcio, dalla Regione hanno sempre sostenuto che si tratta di una scelta per garantire il massimo della trasparenza e della legalità. Tanto che ieri pomeriggio si è riunita la commissione del «pool» incaricato di passare al vaglio i curriculum dei potenziali presidenti e di verificarne requisiti e profilo. Sfoderando il nome di Zanella, extra concorso, si manda all'aria tutto. Ed è un attimo che, in caso di nomina, il suo incarico venga messo in discussione con un ricorso al Tar, anche se in corso d'opera si è specificato che le nomine non sono rigide e ci possono essere delle aggiunte in corner.

Quella meritocrazia e quella trasparenza che si sono tanto inseguite (anche con l'istituzione dell'agenzia di controllo anti corruzione) sembrano sfumare.

La decisione del presidente potrebbe arrivare venerdì, dopo la giunta straordinaria in Regione. In lizza ci sono, oltre a Zanella, anche Attilio Fontana, avvocato penalista della Lega, Antonio Verro, membro del consiglio di amministrazione della Rai ed ex assessore al Demanio in Comune, l'ex presidente di Fiera Michele Perini, proposto da Forza Italia ma mal visto da una parte del board della controllata, e l'attuale presidente della Fondazione Fiera Benito Benedini.

Sembra invece sfumare definitivamente la candidatura dell'ex ministro Maurizio Lupi (extra candidature ufficiali) che a lungo è stato seduto in largo Domodossola come amministratore delegato di Fiera Milano Congressi.

Qualche perplessità anche sui nomi in pole position per la vicepresidenza. Il Comune ha proposto Mattia Granata, già nello staff di Cristina Tajani, una storia legata più alle cooperative rosse che al sistema imprenditoriale fieristico. Chi dal sindaco Giuseppe Sala si aspettava più competenze manageriali - e nomine studiate per far funzionare controllate chiave come la Fiera - forse dovrà ricredersi e rassegnarsi all'idea che prevalga, ancora una volta, la logica delle quote politiche.