"Filarmonica in piazza Duomo, musica compagna per la vita"

Il maestro dirigerà l'orchestra scaligera domenica sera: "Con Ciajkovskij e Musorgskij sarà una festa di tutti"

Maestro Riccardo Chailly, la Filarmonica della Scala da lei diretta domenica sarà in piazza Duomo per la sesta volta, «Il concerto per Milano»: che bilancio si può fare di questo nuovo «rito ambrosiano»?

«È importante per tutta la città come per noi dell'orchestra. Un momento di grande aggregazione, ci si trova per ascoltare settanta minuti di musiche tra le più amate e allo stesso tempo tra le più importanti; suonare o ascoltare compositori come Ciajkovskij è un impegno sinfonico grande».

Quest'anno c'è un programma con pagine di Ciajkovskij e Musorgskij (e non soltanto), perché queste scelte?

«Abbiamo fatto programmi legati a Gershwin, a Ravel, alla musica francese; bello quest'anno concentrarsi sul grande dittico russo avendo anche la disponibilità di Denis Matsuev come solista, che è uno dei più importanti pianisti dell'ultima generazione russa. Come per la lirica programmiamo alla Scala opere anche disegnate sulla presenza di grandi cantanti, anche il discorso sinfonico si fa un po' allo stesso modo».

L'orchestra scaligera sembra dedicarsi parecchio al repertorio russo...

«Si è vero, sia con me sia con i direttori ospiti, in questi anni i compositori Ciajkovskij e Shostakovic sono stati e sono particolarmente presenti».

Può spiegare in sintesi quel che eseguirete? Iniziamo dal «Concerto piano e orchestra n.1 in si mib min op.23»?

«Nel Primo scritto da Ciajkovskij il motivo principale suonato, quindi cantato dalla sezione degli archi, è straordinario, un motivo a cui il pianoforte si aggiunge con degli arpeggi. Passata l'introduzione c'è l'allegro con spirito che è tutto basato su un canto popolare ucraino, Il canto dei ciechi, che è un dialogo tra solista e orchestra, un continuo inseguimento della stessa cellula musicale. Il terzo movimento, l'allegro con fuoco, è tutto basato sul ritmo di danza del folklore russo. Nei due movimenti ci sono elementi popolari che hanno ispirato il compositore».

Poi eseguirete pure i «Quadri di un'esposizione»...

«Quando Musorgskij ha scritto nel 1874 i Quadri per pianoforte in memoria del pittore Vicktor Hartmann, ha voluto non solo fare una dedica morale ma anche una dedica di profilo artistico legato al suo modo di dipingere e di dare questi micro-universi che ogni quadro di Hartmann rappresenta. Si inizia con quella Promenade della tromba sola che tutti conosciamo e si conclude con il trionfale splendore della grande porta di Kiev. Un'apoteosi».

Dopo la grande porta di Kiev forse ci vorrebbe qualcosa di più «tranquillo», il bis è in questo senso?

«In effetti dopo l'apoteosi avremo bisogno di qualche minuto più introspettivo, pensiamo di eseguire Vocalise di Rachmaninov, ovvero quattro minuti di un canto infinito affidato ai violini primi all'unisono, una melodia molto morbida e molto nostalgica. Dopo in realtà chiuderemo con una sorpresa, un samba popolare brasiliano».

Il concerto in piazza Duomo è al culmine di un periodo di super attività anche all'estero, quali gli effetti su Filarmonica in termini di immagine e posizionamento sullo scacchiere internazionale?

«Ci sono stati concerti a Londra così come al festival di Edimburgo, momenti altissimi. Sicuramente il Musikverein di Vienna ha seguito con un tale calore la nostra esibizione che alla fine hanno chiesto di riaverci al più presto. Ma non posso dimenticare l'accoglienza di Parigi».

Nonostante le trasferte e il lavoro in sede al Piermarini il lavoro discografico va avanti...

«C'è il discorso sul Novecento della musica italiana. Il prossimo disco che uscirà sarà un tutto Nino Rota, legato alla musica da film per il regista Fellini. Poi un tutto Cherubini, un autore che ricordo sempre essere uno dei capisaldi della nostra storia musicale. Ha scritto una sola sinfonia ma è un capolavoro dalla prima all'ultima nota degno di essere affiancato alla grandezza di Beethoven. Il prossimo progetto sarà l'incisione di un tutto Respighi, che non dovrà essere solo Fontane e Pini di Roma ma anche tante pagine dell'autore più introverso, lirico e spirituale, decisamente meno legato al fragore sinfonico».

Insomma la «sua» orchestra in pista a cento all'ora: è a registro o è una Ferrari ancora in «prova»?

«Lavoro con la Filarmonica da tre anni, credendo moltissimo in loro, nei musicisti, siamo davanti a una qualità che ci spinge sempre più avanti ma non bisogna mai interrompere la relazione col lavoro quotidiano. Il lavoro sulla ricerca del suono da un lato, l'abilità di gestire le dinamiche collettive e la bravura strumentale delle singole sezioni, sono tutti elementi che vanno continuamente messi a fuoco. E tutto ciò non accade per caso».

In questi giorni il compositore Philip Glass ha detto pubblicamente che «se il momento politico è buio, l'arte ci salverà». Qual è la sua posizione a proposito?

«Posso dire che la musica, di qualsiasi genere, può essere un importantissimo compagno o compagna di vita, onnipresente, nei momenti più gioiosi e festosi come nei momenti difficili o addirittura tragici. La musica è lì pronta a consolarci, a darci ancora nuova energia per proseguire la nostra vita».