La Filarmonica della Scala sogna pure i fondi del Fus

L'orchestra che prende due stipendi, ha fatto domanda per diventare Ico: con il titolo otterrebbe il «bonus-art»

Massimo Colombo

La Filarmonica della Scala ha fatto domanda al ministero per i Beni e le Attività Culturali di essere riconosciuta come Ico (Istituzione Concertistico Orchestrale). Alla sede ministeriale, raggiunta al telefono, bocche cucite.

La notizia in sé potrebbe non scuotere gli animi di nessuno, se non fosse che la Filarmonica della Scala è il «clone» di un'orchestra di un ente pubblico, il Teatro alla Scala.

Se infatti andaste a visitare i siti web delle due istituzioni Teatro alla Scala con la sua orchestra e Filarmonica vi accorgereste che i musicisti sono, per la gran parte, gli stessi. I suddetti professori d'orchestra caso pressoché unico al mondo ricevono due stipendi per fare la stessa cosa. Vale a dire, togliersi una giacca per indossarne un'altra, senza neanche cambiare indirizzo. Resta solo da chiedersi se, per ogni concerto targato Filarmonica, sono in permesso dal lavoro del teatro.

Certo è che, se la Filarmonica dovesse ottenere il placet ministeriale, metterebbe a segno un gran bel colpo. Primo, perché avrebbe accesso ai finanziamenti ministeriali del Fus (Fondo unico per lo spettacolo). Secondo, perché potrebbe usufruire del cosiddetto «art bonus», strumento che consente un credito di imposta, pari al 65% dell'importo donato, a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano.

Naturalmente la Filarmonica della Scala, prima di vedersi riconoscere l'ambìto titolo di Ico, dovrà attendere l'esito delle valutazioni dell'apposita commissione consultiva, referente del ministero, al quale spetterà la decisione finale. Ma sarebbe quantomeno paradossale accordare il riconoscimento a un ente musicale che già gode di una posizione incredibilmente privilegiata.

Le Ico - istituzioni con complessi stabili o semistabili a carattere professionale che svolgono almeno cinque mesi di attività nel corso dell'anno solare sono disciplinate dalla legge 800 del 14 agosto 1967 e hanno il compito di promuovere, agevolare e coordinare le attività musicali nel territorio delle rispettive province. Attualmente ce ne sono 14 sparse sul territorio nazionale, e due di loro - guarda caso - sono a Milano: l'orchestra dei Pomeriggi Musicali, che ha sede al teatro Dal Verme e, dal 2015, l'Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi, che suona all'Auditorium di largo Mahler. Non ci vuole molta fantasia per immaginare come queste due istituzioni musicali cittadine prenderanno la notizia della richiesta della Filarmonica di entrare a far parte della grande famiglia delle Ico. La torta da spartire, infatti, è sempre quella, e avere a tavola un ospite ingombrante come l'orchestra dell'associazione di piazza Diaz, alias Filarmonica della Scala, non le lascerà molto tranquille.

L'ex presidente americano Ronald Reagan diceva che non siamo nati per dividere la stessa torta in tante piccole fette, ma per fare una torta più grande. Forse erano altri tempi, altri luoghi. E soprattutto altri uomini.

Commenti

Trinky

Mer, 17/04/2019 - 12:02

Quando i dormienti del Consiglio di Amministrazione della Scala ammetteranno che questi organizzano insieme ai sindacati scioperi ricattatori invocando presunti torti economici non fanno altro che prendere per i fondelli la città sarà sempre tardi.....!!! Queste orchestre orchestre sarebbero da abolire, se te ne serve una l'affitti e ti costerà senz'altro meno che stipendiare questi! E magari avrai un risultato anche migliore.....