"La Filarmonica della Scala sul Garda: così l'ho convinta a suonare in piazza"

Il direttore del festival "Gasparo da Salò": è il regalo all'edizione numero 60

I turisti che affollano le sponde del Garda saranno sorpresi e felici di ascoltare la Filarmonica della Scala (diretta da Cornelius Meister) mentre esegue composizioni di Mozart, Beethoven e Mendelssohn. Il regalo è dello storico Festival internazionale «Gasparo da Salò», che compie 60 anni e inaugura domenica 15 con un concerto di altissimo livello (nelle altre due date, il 20 luglio si esibirà la banda cittadina, il 28 luglio la violinista Francesca Dego). A dirigere il Festival è Roberto Codazzi, cremonese, 53 anni.

È stato difficile avere la Filarmonica scaligera?

«Convincere una struttura così complessa a riunirsi per un concerto estivo, non inserito in tournée, è un'impresa. Ci siamo riusciti facendo leva sulla storia del nostro festival e sul fascino di un luogo come piazza Duomo a Salò, un teatro sotto le stelle che ha affascinato il direttore artistico della Filarmonica, Damiano Cottalasso».

Cremona e Salò sono i due poli del suo fare cultura intorno alla musica. Cosa li unisce?

«Sono due città del violino, dove hanno operato i grandi liutai che nel '500 hanno dato forma al violino moderno. Mi riferisco ad Andrea Amati e Gasparo da Salò. Per secoli è stata vista come una rivalità. Da qualche anno Cremona e Salò hanno iniziato a collaborare grazie alla liuteria. La cultura unisce ed è inclusiva, non può dividere».

Gasparo da Salò (1542-1609) è l'inventore del violino. O è leggenda?

«La storia è spesso banalizzata. Non si può parlare di inventore per una meraviglia quale è il violino, portato a forma definitiva nella Lombardia del XVI secolo da artisti come Gasparo da Salò e Andrea Amati, che svilupparono le intuizioni di autori attivi in area bresciana e cremonese già da fine '400».

Che cosa pensa del sistema musicale italiano?

«Per decenni si è detto che non c'erano soldi, invece molti teatri hanno sprecato e si sono indebitati, penalizzando il resto. L'organizzazione musicale in Italia non ha mai brillato per originalità: la cultura va costruita sui progetti, non sui soliti nomi e soliti programmi».

Tre violinisti viventi che consiglia di ascoltare.

«Sergej Krylov, Maxim Vengerov, Vadim Repin».

Il più bel concerto ascoltato degli ultimi dieci anni.

«Quelli diretti da Abbado a Lucerna con le Sinfonie di Mahler».

Un sogno per il Festival di Salò e uno per lo Stradivari.

«Per Salò il sogno è ora: la Filarmonica della Scala. Per Stradivarifestival penso a una violinista che non ha mai suonato a Cremona».

Da musicista e musicologo, che cos'è la musica?

«È divertimento. La penso come George Bernard Shaw: My job is my hobby. Quando coincidono, è il massimo».

Sta scrivendo un libro, vero?

«A metà strada tra saggio e romanzo, sui grandi violini rubati e mai più ritrovati. Ma è ancora un progetto».