Filarmonica di Vienna: una leggenda alla Scala

Hanno una capacità tutta loro di dire cose pregnanti con souplesse, camminano a passo sicuro ma a un palmo da terra. Respirano senza far avvertire l'onda di inspirazione ed espirazione. Gli staccati, poi, sembrano la traduzione in musica dell'animo viennese, vale a dire: sono morbidamente disciplinati. Sono l'haute couture, o se vogliamo, il caviale della gastronomia musicale. Eccoli i Wiener Philharmoniker, domani alla Scala (ore 20), diretti da Riccardo Chailly, per una serata nel cartellone della Filarmonica scaligera. È un'orchestra nella top ten del mondo: con i Berliner, guida la classifica dei migliori complessi del globo. Passano gli anni, ma la leggenda non s'annebbia, anzi si divulga e diventa trasversale anche grazie all'evento mediatico del concerto di capodanno trasmesso in novanta Paesi. E quest'anno diretto dal direttore musicale scaligero Daniel Barenboim che incarna, dati i percorsi di vita e d'arte, l'ideale di una musica che spezza le cortine di ferro tra i popoli: corrono i cent'anni dallo scoppio della Grande Guerra, e l'Austria ha avviato le celebrazioni proprio con il suo gioiello musicale, i Wiener, nella sala d'oro della Staatsoper, il primo gennaio. Sabato, la Filarmonica scaligera ospita - così - l'istituzione cui si ispirò, 31 anni fa, all'atto della nascita. Con i Wiener, condivide il modello di orchestra intesa come un'impresa autonoma nonché organismo privato che si muove in un teatro pubblico. Che è la Scala per noi, e la Staatsoper per i Wiener. Simile persino lo Statuto. In questi giorni, i Wiener sono in giro per l'Europa, ma all'Italia riservano la sola tappa di Milano. A portarli alla Scala, dove mancavano dal 2009, è Chailly: al suo primo impegno scaligero dopo la nomina di dicembre come direttore Principale del teatro con un contratto al via nel gennaio 2015. Il programma è nel segno della Sesta Sinfonia di Bruckner, preceduta da Sibelius: Poema sinfonico Finlandia e Concerto per violino con Leonidas Kavakos solista. Momento d'oro, questo, per Chailly: è fresco di nomina scaligera, è stato conteso dai Berliner e la Scala, che dopo elucubrazioni finalmente ha poi deciso. I suoi dischi vanno come il pane facendone l'artista più venduto in casa Decca, particolarmente fortunato, poi, il VivaVerdi inciso con la Filarmonica della Scala e risultato il disco di classica più venduto in Italia. Questo tour al timone dei Wiener è stato preceduto - a inizio inverno – da un giro di concerti sempre nelle capitali d'Europa con il complesso del Gewandhaus di Lipsia. Il nome di Chailly, tutt'uno con quello di Alexander Pereira, sovrintendente dall'ottobre 2014, darà il via alla Scala del nuovo corso. Ovvero più italiana, più vicina ai giovani e ancora più produttiva. E' cosa nota. Le orchestre danno il meglio di sé in casa propria, e non in tournée sballottate da un punto all'altro del mondo, affaticate da fusi orari, aerei, catene di hotel eccetera. Allo stesso tempo, è proprio in questi frangenti che si misurano i veri fuoriclasse.