Filippo&Letizia, l’amore finisce sotto a un tram

C’è chi applaude la fine di un amore. Ovazione di natura esclusivamente politica. Battimani che risuona da sinistra dove già era stato colto il pericolo del clima da «baci Perugina» tra Filippo Penati e Letizia Moratti. Quel clima che, esempio, a Nando Dalla Chiesa e Milly Moratti ricordava l’innamoramento senile di un uomo per la sua giovane e procace segretaria.
Attrazione fatale dal ticket alle infrastrutture, dalla città metropolitana all’Expo 2015 che ha messo in crisi tabù consolidati in casa dell’Ulivo. Ammiccamenti dell’inquilino della Provincia per il sindaco di Milano guardati con sospetto e diffidenza da Ds e Margherita. Fotogrammi indimenticabili: i compagni diessini che trascinati da Penati - alla festa dell’Unità edizione 2006 - tributano a donna Letizia applausi da stadio manco fosse Piero Fassino o i funzionari del Botteghino basiti dalla confessione penatiana che «se fosse stata sindaco Letizia» per «garantirmi» non avrei «comprato le quote di Serravalle da Marcellino Gavio...» ovvero «io, di Letizia mi fido». Fermi immagine oltre la sintonia uomo-donna, già ai confini dell’infatuazione con il numero uno del riformismo in salsa ambrosiana lanciato sulla scia del sindaco sicuro di infilarsi nel cono di luce della «padrona».
Ma il feeling si è spezzato, si è rotto e Penati non si fa «più stregare dal sindaco» osserva compiaciuta l’opposizione di Palazzo Marino, che dal flirt veniva oscurata. Anche se, in verità, dei frutti del matrimonio d’amore o d’interesse (poco importa) ha goduto. E il pensiero corre alla fusione Aem Milano e Asm Brescia o al ruolo internazionale di Milano e, ancora, alla questione sicurezza. Temi forti di un dialogo senza inciuci e senza bipolarismo armato vissuti fino all’altro ieri in armonia (o quasi).
Tutto spazzato via e per colpa di Penati : «Ha spudoratamente affermato che l’aumento del biglietto per il trasporto pubblico interurbano era colpa del Comune. Ha mentito sapendo di mentire e questo non fa bene in una liaison» osserva Carlo Fidanza, capogruppo consiliare di An. Ma c’è di più per Bruno Dapei, capogruppo provinciale di Fi: «Non ha mai, Penati, messo sul tavolo una proposta concreta sul traffico e sull’inquinamento. Ha sempre giocato di sponda con il sindaco e la Cdl, tentando di smarcarsi quando i suoi consiglieri glielo suggerivano». Errore di strategia con il sindaco che i compagni quasi quasi invitavano in sezione per bere un tè e, magari, per farsi fare un autografo.
Tutto finito. Adesso, fresco di vacanze e di sbarbatura, il burbero Penati è rimasto solo con «i suoi consiglieri» e con spezzoni dei Ds che non gli perdonano la sua linea sulle primarie del Pd. Donna Letizia che di tutto ha fatto per abbattere ogni steccato politico non si sente però sola e non si tira indietro. Lo affronta il 14 settembre. Dove? Alla Festa dell’Unità. Pronta a un probabile nuovo «rapporto personale e forte» ma anche più corretto.