Il film già visto dei no global Occupato il cinema Maestoso

Tre diversi collettivi prendono l'edificio incustodito di piazzale Lodi. Ma i proprietari dalla struttura, chiusa dal 2007, chiedono lo sgombero

Un enorme manifesto che annunciava la proiezione di «Spiderman 3» ha accolto ieri mattina una trentina di giovani, e meno giovani, entrati a occupare il cinema Maestoso di piazza Lodi. Era infatti il 2007 quando, con la proiezione del terzo episodio dedicato alla saga dell'Uomo Ragno, chiudeva i battenti una delle sale storiche milanesi. Riaperta appunto ieri da un gruppo eterogeneo di collettivi e qualche erede della vecchia Sinistra cristica. Subito dopo conferenza stampa di rito per annunciare il «recupero di spazi abbandonati restituiti alla città, per fare arte e cultura e creare momenti di aggregazione popolare». Un'azione, nelle intenzioni degli «occupanti» non solo simbolica, ma la proprietà, arrivata subito dopo, ha già annunciato di non avere intenzione di trattare.

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Il Maestoso di piazza Lodi ha alle spalle una storia lunga oltre un secolo, essendo stato aperto come «Roma» nel lontano 1912. Durò una ventina d'anni, poi nel 1931 venne chiuso e l'edificio raso al suolo, per rinascere otto anni dopo come «Italia», sala di 3° visione con 1.800 posti. Nel 1975 viene riammodernato, i posti scesero a 1.350, per prendere l'attuale nome: Maestoso. Seguono altri trent'anni di proiezioni fino al 22 luglio 2007 quando con «Spiderman 3» la proprietà tira giù la cler in vista di una radicale riqualificazione. Il nuovo Maestoso infatti dovrebbe rinascere per la terza volta dalle sue ceneri come multisala, inglobando il bar Italia, nel frattempo trasferito dall'altra parte della strada. Un progetto rimasto però solo sulla carta.

Il Maestoso cade così nel dimenticatoio fino a ieri quando verso le 7.30 un trentina di persone di varie età si è ritrovata all'ingresso dove ha dato vita ad un «flashmob» con musica e balli e poi è entrata nello stabile. Si tratta di un gruppo abbastanza eterogeneo composto da militanti di tre distinti collettivi «Rivolta il debito», «Atenei in rivolta» e «Tabù». Il primo fa riferimento al movimento degli «Indignados» spagnoli ed è composto da attivisti «convinti che occorra sollevarsi contro il capitalismo e la sua crisi». Il secondo chiaramente fa riferimento a gruppi studenteschi universitari, molto attivi anche a Roma. Il terzo infine riunisce la composita galassia di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender ed è attivo come sigla in diverse province italiane.

Qualche minuto dopo sono arrivati alcuni rappresentanti della società che possiede lo stabile. Gli «okkupanti» hanno tentato di aprire un dialogo per ufficializzare in qualche modo la loro presenza all'interno del cinema, magari attraverso contratti di comodato o di affitto non particolarmente oneroso. Tutti proposte respinte al mittente. Per cui è facile prevedere uno sgombero a stretto giro di posta, che non dovrebbe necessariamente significare scontri e guerriglia, in quanto i tre collettivi sono composti da gente piuttosto pacifica. Intanto i militanti hanno iniziato a mettere ordine nello spazio ribatezzato «Ri-make» e pubblicizzato il loro programma: proiezioni gratuite di film, un'aula studio notturna e domenicale, una ciclofficina autogestita, laboratori di cinema, teatro e danza, uno spazio bambini e bambine. Almeno fino a quando riusciranno a rimanere dentro.