Quella finestra sulle grandi collezioni private

In via Palestro in mostra le opere che fanno dialogare artisti moderni e contemporanei

Simone Finotti

Cos'hanno in comune la carrozza «Wrapped Carriage», realizzata da Christo nel 1971, la «Saffo» di Giulio Paolini (1968) e «Il Signor Arnaud a cavallo» di Edouard Manet (1875)? In apparenza nulla, in realtà moltissimo. Almeno per chi, fino al 26 febbraio, decide di visitare la GAM di via Palestro. Tutti e tre, insieme a un'altra ottantina di opere appartenenti alla Collezione GAM e provenienti dalle raccolte private Panza e Berlingieri, sono frammenti del suggestivo percorso «La finestra sul cortile scorci di collezioni private», a cura di Luca Massimo Barbero, pensato per celebrare l'apporto delle collezioni private al patrimonio museale civico. La mostra, spalmata sui tre piani del museo, procede infatti per inquadrature, in un dialogo incessante fra i capolavori esposti in via permanente e quelli arrivati appositamente per l'evento: si va dalla fine dell'Ottocento, con opere come «Dolore» di Emilio Quadrelli (1890), a lavori recenti come «Black Damask» di Rudolf Stingel (2007). Per il visitatore è una specie di «caccia al tesoro dello sguardo», una stimolante ricerca dell' «intruso» che incomincia dallo scalone con i neon di Dan Flavin. Al piano terra l'ambiente scuro e silenzioso è ispirato al cinema: spiccano «Titled» (1967), dell'artista concettuale Joseph Kosuth, e le opere dell'americana Max Cole, vicina al minimalismo. Proseguendo, l'artista visivo Lawrence Weiner accoglie lo spettatore con speciali «titoli di testa» proiettati sulle pareti, mentre ancora il buio avvolge l'ambiente creato dall'installazione «Palle» di Maurizio Mochetti (1988). Poco distante la «Figura di donna» di Paolo Troubetzkoy (1890), ammira i monocromi di David Simpson ed Ettore Spalletti. Hayez, con il suo «Autoritratto non finito», fa il paio con l'inquietante figura di Jake & Dinos Chapman in «One Day You Will No Longer Be Loved X» (2008), accanto alle opere di Richard Serra e Piotr Uklasky. Perfettamente centrato l'obiettivo di mettere a fuoco il prezioso ruolo del collezionismo illuminato. Esemplare la vicenda del conte Giuseppe Panza di Biumo, che tra il 1955 e il 2010 raccolse oltre 2500 opere contemporanee. Altrettanto importante la raccolta Berlingieri, collezionisti da tre generazioni: iniziata da Annibale, è stata ampliata dalla figlia Lidia e dalla nipote Aloisia.