Finta «lolita» smaschera un esercito di pedofili

Si chiamava Maria, diceva di avere 15 anni. Raccontava di frequentare la scuola e di avere tante amiche. Chattava su Ask.it ad esempio (un sito tra i più liberi e frequentati), come fanno tante, tantissime ragazze di quell'età poco più grandi o poco più piccole. Raccontava di sé, della sua vita di adolescente, chiedeva alle altre, rispondeva. Non era particolarmente provocante. Eppure, bastavano pochi minuti di chiacchiere e nella conversazione si intrometteva sempre un «lui». Eppoi un altro e un altro ancora. Quaranta, 50 ma anche 70 anni. Un papà, un nonno. Lo diceva apertamente, dopo avere esordito con «ciao amore» e avere proseguito con «ti posso fare una domanda intima». Domanda che poi faceva quasi senza attendere prima la risposta e poi incalzava: «vuoi venire a fare un giro in moto con me». Non sapevano, quegli uomini, che Maria era una ragazza virtuale, una creazione del gruppo di medici che fa capo al Centro di ascolto adolescenti del Fatebenefratelli, diretto dal professore Luca Bernardo. «Maria» era solo un amo lanciato nella rete dove si incontrano ragazzine e ragazzini.
I suoi volevano essere occhi per capire fino a dove si spingono le ragazze di quell'età. Se davvero la mercificazione del corpo è così diffusa come Bernardo crede che sia. I casi delle baby squillo ai Parioli e, prima ancora, quelli delle ragazze-bene a Milano che si vendevano nei bagni della scuola anche solo per avere in cambio una ricarica telefonica, per il primario del reparto di pediatria del Fatebenefratelli non sono isolati, ma solo la punta di un fenomeno più diffuso. Per questo era nata la quindicenne Maria, l'esca che avrebbe dovuto alzare il velo sul fenomeno. Ma all'ospedale si sono accorti che non appena Maria parlava tramite chat richiamava adulti con intenzioni fin troppo evidenti. La conseguenza? «Abbiamo dovuto sospendere - racconta Bernardo - perché quella che doveva essere un'attività legata alla ricerca e allo studio sarebbe potuta diventare istigazione, senza l'autorizzazione dalla magistratura». Non se l'aspettavano. O almeno non si aspettavano che Maria avrebbe suscitato così tante attenzioni da parte di uomini adulti.
«Nel poco tempo che abbiamo fatto chattare Maria in rete ci siamo accorti che tra loro i ragazzi parlano molto di sesso e hanno molto rancore verso i genitori. Non solo. Le ragazze più grandi si rivolgono a quelle più piccole ridicolizzandole se ancora non hanno avuto rapporti, facendole passare un po' per sfigate», racconta Bernardo. Ma la cosa peggiore è stato accorgersi che sono bastati pochi minuti di chat per vedere comparire nelle conversazioni tra ragazzine quindicenni uomini adulti che si proponevano senza troppe sottigliezze. Tanto da convincere l'equipe di medici a sospendere Maria, consigliati anche dalla polizia postale.