«Flessibilità ma senza precariato»

La coordinatrice di Fi: «Serve dialogo continuo con sindacati, lavoratori e imprese»

Sabrina Cottone

Onorevole Gelmini, come sintetizzerebbe il Tavolo Lavoro di Forza Italia?

«Tutti concordano che il Jobs Act non ha dato i risultati sperati e servono soluzioni nuove. Noi diciamo sì alla flessibilità ma senza precarietà e vogliamo far diventare la formazione un diritto del lavoratore. È prima di tutto una questione di metodo, per questo vorrei riconvocare questo tavolo per fine febbraio».

Quale metodo proponete per l'emergenza lavoro?

«Non parliamo di concertazione, che è un termine superato, ma di dialogo e protagonismo dei sindacati e dei corpi intermedi. Noi vogliamo che le nostre proposte di legge siano frutto di un confronto. Serve una governance partecipativa in cui ciascuno concorra a cercare soluzioni».

Questa sintonia tra Forza Italia e i sindacati si direbbe una novità. È una svolta?

«Il 2017 si apre all'insegna dell'emergenza lavoro e della necessità di non perdere la generazione degli under 30, che soffre una disoccupazione giovanile del 40%. E Milano è la città più adatta per far partire il confronto e l'ascolto non solo dei sindacati ma anche della parte datoriale: erano presenti tutte le sigle».

Che cosa l'ha colpita di più negli interventi?

«Ho condiviso l'intervento di Bonini, segretario della Cgil, sulla previdenza. I giovani, essendo in un sistema contributivo e non più basato sull'anzianità, sono destinati ad avere pensioni da fame. Assolombarda ha molto insistito sui contratti di apprendistato e sull'alternanza scuola lavoro».

I sindacati, che incontreranno Sala venerdì, sono critici sul piano consulenze di Palazzo Marino.

«Quest'incontro è anche un messaggio a Sala. Lo invitiamo a dare peso al dialogo con i sindacati, come è accaduto in Expo. Il sindaco è un datore di lavoro per i dipendenti del Comune e io credo che vadano valorizzate le risorse interne, tante e storicamente valide. Mi auguro che i lavoratori vengano ascoltati e vengano recepite le loro richieste».

Perché crede che Milano possa essere un laboratorio per le politiche del lavoro?

«Tutti hanno evidenziato la debolezza del Jobs Act e sono stati concordi nel dire che la Dote unica lavoro della Regione andrebbe estesa a livello nazionale».

Quali soluzioni nuove sono possibili?

«È fondamentale coniugare la flessibilità richiesta dai datori di lavoro con la migliore tutela dei lavoratori. Serve una riduzione del costo del lavoro da un lato e la tutela del lavoratore dall'altro. Ciò vuol dire tornare a parlare di una politica dei redditi: far aumentare gli stipendi, dare continuità di lavoro e abbassare il cuneo fiscale delle imprese».

Quali sfide attendono Milano?

«La trasformazione degli scali ferroviari sono un'occasione di sviluppo e trasformazione. C'è il post Expo con Human Technopole. I sindacati hanno insistito molto anche sulla Città della salute a Sesto: anche Assolombarda si è detta d'accordo nel ragionare in termini di area metropolitana».