Fontana spiega com'è andata. Ma i magistrati vanno avanti

Dopo l'interrogatorio al governatore i pm tirano dritto Sentito Bonometti, presidente Confindustria lombarda

Su Attilio Fontana i pm non mollano. Il lungo interrogatorio di lunedì pomeriggio, giudicato positivo dallo stesso governatore lombardo («ho chiarito tutto») e dal difensore Jacopo Pensa («sono fatti da niente»), sembra non aver convinto gli inquirenti. Che restano certi del profilo illecito della nomina da parte di Fontana dell'amico ed ex collega di studio legale Luca Marsico in un organismo della Regione. La Procura procede per abuso d'ufficio.

I magistrati potrebbero presto decidere di stralciare la posizione di Fontana dal resto della mega inchiesta con 95 indagati intorno a un presunto giro di mazzette, appalti truccati e finanziamenti illeciti alla politica. Di chiedere per lui il rito immediato e di saltare la fase dell'udienza preliminare. Da una parte questo sarebbe un vantaggio per il presidente leghista della Regione, che vedrebbe accorciarsi il suo calvario giudiziario. Dall'altra si tratta di un rischio, visto che l'abuso d'ufficio è uno di quei reati che per la legge Severino prevedono la decadenza già alla condanna in primo grado. A proposito dell'incarico a Marsico nel Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici Fontana ha rivendicato la decisione come propria. Anche perché così avevano messo a verbale nei giorni scorsi alcuni membri del suo staff. Ed è probabile che il governatore non li avrebbe in ogni caso sconfessato per provare ad evitare i guai.

Il punto in cui la valutazione dell'aggiunto responsabile della Dda Alessandra Dolci e dei pm Adriano Scudieri, Silvia Bonardi e Luigi Furno e quella del governatore e del suo legale divergono è l'illiceità della nomina in questione. Per i primi, il conflitto di interessi è palese e in più Fontana ha bypassato l'avviso pubblico per trovare i candidati cui avevano già risposto 60 professionisti, di cui almeno dieci avrebbero avuto un profilo adatto quanto o più di Marsico. Per i secondi al contrario, la nomina era di tipo fiduciario e il governatore la utilizzò per non disperdere la professionalità del consigliere uscente. Inoltre la pubblicazione dell'avviso non attivava una vera e propria gara con relativa graduatoria dei pretendenti. Ecco come discutono dell'affaire Marsico, in una intercettazione del 5 novembre scorso riportata in una informativa della Gdf di Busto Arsizio, l'assessore regionale Raffaele Cattaneo e «il burattinaio» Nino Caianiello. Caianiello: a Marsico «adesso glielo garantisce (lo stipendio, ndr) il suo padrone e socio (Fontana, ndr)». Dopo un botta e risposta sull'incarico e sul compenso (che è di 11.500 euro l'anno più 185 euro a seduta) Cattaneo dice: «Non sarà una cosa ricca in ogni caso credo eh! Ho visto il clima generale». Intanto ieri è stato sentito come teste Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia. Gli interrogatori di garanzia davanti al gip Raffaella Mascarino invece sono conclusi. Su 27 arrestati, 16 ai domiciliari e 11 in carcere, solo una misura cautelare è stata attenuata. Leonida Emilio Paggiaro, 79 anni, accusato di corruzione, è passato dal carcere ai domiciliari per motivi di età e di salute.

Commenti

nonnoaldo

Mer, 15/05/2019 - 09:39

La Lombardia, nonostante tutto, è una regione, con il Veneto, che funziona meglio di tante altre, ma, per la sinistra ha il difetto di essere amministrata dal centrodestra. Si è quindi reso necessario, in fase di campagna elettorale, fare di tutto per guastarne l'immagine a partire dal suo governatore. Ed ecco allora le truppe in ermellino della solita procura milanese mobilitate in massa all'uopo. Amen.

Trinky

Mer, 15/05/2019 - 10:21

La procura di Milano è rinomata per l'idea politica che domina alla grande all'interno! Dai tempi in cui una specie di illustre e famoso magistrato girava con in tasca l'Unità.......