«Forza Italia rivendica la sua centralità»

Ci saranno meno poltrone, meno revisori dei conti, una sola agenzia per la salute al posto delle 15 Asl, più assistenza per i malati cronici. E i manager sanitari - su questo non ci piove - continueranno ad essere nominati dai politici («Da chi altri sennò?»). Questi i punti salienti con cui l'assessore regionale alla Salute Mario Mantovani ha riassunto la riforma della sanità secondo Forza Italia. L'occasione per illustrare la bozza (una delle cinque presentate in Regione Lombardia oltre a quella di Ncd, Lega, Pd e M5S) è stato un convegno, affollatissimo, organizzato al Marriott Hotel per cittadini e operatori sanitari. Un modo per dire che Forza Italia c'è. Una specie di prova generale prima della fase congressuale.

Ed è proprio la riforma della sanità lombarda la base su cui Mantovani rivendica un ruolo centrale di Fi. «Tra un Matteo così spostato a sinistra e un Matteo così a destra - ha detto il vice di Maroni accennando a Renzi e Salvini - c'è grande spazio per tutti noi. Siamo moderati perché siamo gente per bene, non buttiamo le bombe, ma questo Paese lo vogliamo cambiare, a partire dalla salute dei nostri cittadini». Un progetto di legge vero e proprio non esiste ancora ma Forza Italia sembra decisa. «La riforma - spiega la coordinatrice lombarda Mariastella Gelmini - sarà una vittoria di Forza Italia. Fi e Ncd hanno segnato la rotta, cambiando la prima bozza presentata alla fine dello scorso anno dalla giunta Maroni. Dopo una fase iniziale difficile, la riforma che uscirà dal Consiglio regionale sarà targata Forza Italia». Tra i principi cardine del piano degli azzurri: accesso alle cure per tutti e libertà di scelta. Con una sfida sopra tutto: rispondere ai bisogni dei malati cronici. «Entro il 2030 - spiega Mantovani - ci saranno 3 milioni di over 65 in Lombardia e un milione di cittadini avrà più di 80 anni. Per questo servono ospedali di territorio». E saranno create aziende integrate per la salute, per aiutare gli anziani nella fase del post ricovero, assisterli e indirizzarli. La riforma prevede anche un serrato piano di risparmi, dal blocchetti cartacei delle ricette mediche (che costano 4 milioni l'anno) ai revisori dei conti. «Ogni ospedale - entra nel merito l'assessore - ha cinque revisori. Ne basterebbero tre. Se tagliassimo i due revisori che Roma manda in ogni struttura, risparmieremmo qualcosa come 15 milioni di euro». I tagli romani invece riguardano solo le risorse: 350 milioni alla sanità. Nonostante questo «abbiamo investito 234 milioni in due anni - fa i conti Mantovani - per migliorare le strutture sanitarie. Ed abbiamo assunto 1.317 persone. La sanità in Lombardia funziona».