Frana sul Ticino, bloccatii soldi per gli interventi

La Regione: "Le competenze sono dello Stato". Ma il patto di stabilità non agevola i finanziamenti. Intanto aumentano i rischi

La situazione peggiora di giorno in giorno. La casa sul ciglio della frana di Somma Lombarda è crollata per metà, i detriti finiscono nel Ticino e nella diga del canale Villoresi. E basta ancora una pioggia di qualche ora per far degenerare la situazione. Il problema è che nessuno interviene, o meglio, sul fronte burocratico sembra andare in scena un misunderstanding che rallenta l'arrivo di finanziamenti. I cittadini di Somma chiedono infatti un intervento della Regione e i consiglieri del Pd Alessandro Alfieri e Stefano Tosi sostengono che il «Pirellone debba assumere il ruolo di regia». Tuttavia non è così semplice. A spiegarlo è l'assessore alla Protezione civile Romano La Russa: «La competenza è comunale, non regionale - precisa - Anche sulla salvaguardia della pubblica incolumità è il comune che deve intervenire. E se quest'ultimo si trovasse in difficoltà, deve essere supportato dallo Stato. La Regione non ha strumenti e non può erogare risorse. Tuttavia stiamo tenendo sotto controllo la zona».
Domani è in programma un sopralluogo nell'area della frana. I tecnici e l'assessore al territorio Daniele Belotti verificheranno le condizioni del terreno e dell'area attorno.
Il problema fondamentale restano i soldi. «Dateci risorse al di fuori del patto di stabilità - ha chiesto più volte il sindaco di Somma Guido Colombo -, questo chiediamo: 550mila euro li abbiamo già messi per i lavori, in parte vanificati dai nuovi crolli, ora ipotizziamo almeno ancora un milione di euro». Ma le regole che il governo detta sul patto sono rigidissime. «E nessuno ci dà lo stato di calamità naturale.
Lo scenario si aggrava di giorno in giorno: la ghiaia che dalla frana scende attraverso il fiume si deposita nella diga rischiando di bloccarla e provocando problemi all'irrigazione delle campagne lombarde. Inoltre l'acqua melmosa potrebbe creare problemi alle turbine delle centrale Enel (dove l'acqua è usata per il raffreddamento. Per ora è solo un'ipotesi vaga, ma non così campata per aria: dal canale industriale dipendono per ragioni diverse ben tre centrali elettriche, quelle di Vizzola Ticino, Tornavento e Turbigo. La centrale di Turbigo dà energia elettrica a mezza Milano.