"Chiedo subito l'autonomia, a cominciare dalla sanità"

Il governatore Fontana ha incontrato l'ambasciatore: "Linea del governo non è dura, Salvini è determinato"

Giornata romana per il presidente della Lombardia Attilio Fontana che ha incontrato ieri a Roma la ministra per gli Affari Regionali Erika Stefani dopo aver visto a Palazzo Lombardia l'ambasciatore francese Christian Masset.

Presidente Fontana, si può fare diplomazia anche da Milano, nonostante le tensioni?

«Sì. Perché ci siamo concentrati sugli interessi della Regione e degli imprenditori francesi. Vogliamo collaborare: loro vogliono stare con le loro aziende sul nostro territorio. Non abbiamo neppure sfiorato le polemiche».

Sicuro? Nemmeno con una battuta?

«Forse con una battuta sì, ma ho strappato un sorriso».

La visita è servita per attenuare la linea dura del governo?

«Non mi sembra una linea dura, ma rispettosa delle necessità del Paese: difendere i confini è un dovere. È una fermezza che nessun governo in precedenza ha avuto. Ma la fermezza è cosa diversa dalla durezza: è rispetto dei diritti. Anche all'estero è stata riconosciuta la bontà di questo atteggiamento».

Il suo temperamento, tuttavia, la differenzia molto da quello del ministro dell'Interno Matteo Salvini.

«Ritengo che Salvini sia determinato. E questa non è una colpa ma una dote, essenziale per un ministro dell'intero».

Deve continuare a fare il segretario della Lega?

«Credo che il nostro movimento abbia bisogno di lui. Salvini in questo momento è una necessità per il governo, per la Lega e per il Paese. Forse dovrebbero averlo come consigliere anche al Milan: sarebbe utile».

Quanto all'autonomia, l'incontro di ieri serviva a stabilire i primi passi operativi.

«Mi sento di dire che la strada è avviata. Abbiamo trovato il ministro positivo: ha messo disposizione uffici e dirigenti. Ora i tavoli di discussione, ma ognuno ha i suoi compiti da fare a casa. Ci risentiremo a brevissimo, ma noi siamo già molto avanti».

Qual è la prima materia da attuare? Quale quella che invece resterà fuori?

«La prima materia è rigorosamente la sanità. Vogliamo avviare le assunzioni di cui abbiamo bisogno e che le normative nazionali ci impediscono: qualche migliaio di medici ed infermieri. Poi ci sono le altre 4 più importanti (tra cui educazione e trasporti) più il lavoro e il coordinamento della finanza pubblica. È possibile anche arrivare procedere in due step. I giudici di pace, invece, non ci interessano».

Avrà letto dell'assessore milanese Pierfrancesco Maran che avrebbe rifiutato un'«avance» di corruzione.

«L'essere persone pulite, lo dico in linguaggio giuridico, è una condizione di procedibilità: senza quella non si può fare niente. Non solo nella politica, ma nella vita».

A Milano e in Lombardia, insomma, «non si usa»?

«Conosco tanti politici per bene che una cosa del genere non la pensano e non sanno neanche che altrove si possa usare».

Dunque è tranquillo anche sulle notizie che riguardano l'assessore al Turismo della sua giunta, Lara Magoni?

«Sono tranquillo nell'aspettare l'esito delle indagini. Ero garantista da avvocato e lo sono anche in politica, anche quando erano indagati miei avversari politici, figuriamoci miei alleati. E il più delle volte ho ragione: quanti sono stati messi alla gogna e poi assolti senza che nessuno abbia chiesto loro scusa?».

Al Pirellone il Movimento 5 stelle, nella stessa seduta vota a favore dell'urgenza di una mozione di opposizione, si astiene o vota contro su una della maggioranza.

«È l'atteggiamento giusto di chi fa opposizione seria: sulle cose su cui si è d'accordo si vota a favore, su quelle su cui si è contrari si vota contro. Fanno bene il loro mestiere».

Un'apertura sulla falsariga del governo gialloverde?

«Io ho un'apertura nei confronti di coloro che sono favorevoli ai nostri provvedimenti. Ma la maggioranza è un'altra cosa».

Commenti

Duka

Ven, 15/06/2018 - 10:18

Speriamo che dalla LOMBARDIA aprano gli occhi su tutto il carrozzone SANITA' che deve essere rivoltato come un calzino a partire dal "medico della mutua" rimasto tale da 80 anni. Nella maggior parte dei soggetti , Un emerito passacarte, con laurea recuperata non si sa bene come e comunque con punteggio appena sufficiente, nessun concorso pubblico, nessuna specializzazione. Raggiunge l'assunzione via raccomandazioni dopo di che fa ciò che vuole ma intasca a regime Euro 6000/mese.