Frasi omofobe e razziste Il fotografo di Sala finisce nella bufera

Sul suo profilo Facebook gli insulti a gay, rom, napoletani e comunisti

Luca Fazzo

Ci sono due modi per raccontare la storia di Daniele Mascolo, il fotografo di fiducia di Beppe Sala, al centro di un uragano dopo la scoperta di alcuni suoi messaggini politicamente molto scorretti, per non dire razzisti. Versione uno: l'arruolamento di Mascolo nelle truppe di Expo è la prova che Sala non ha paraocchi ideologici e sceglie i suoi collaboratori non in base alle opinioni politiche ma alle qualità professionali. Versione due: Sala è un finto compagno, e in realtà si porta appresso un codazzo variegato e a volte impresentabile.

L'unica certezza è che il giovane Mascolo dovrà rinunciare al suo sogno: diventare il fotografo di Palazzo Marino, raccontare da posizione e stipendio privilegiati gli anni in cui Sala regnerà sulla città. La versione ufficiale è che si trattava di un sogno impossibile, perché il Comune ha già due fotografi assunti a tempo indeterminato. Ma le stesse fonti dicono che Mascolo a quel posto ci puntava, forte della di fiducia conquistata negli anni di Expo. Sogno travolto ieri dalle notizie che il sito Milano.Fanpage scova nel su profilo Facebook. Sono post del 2011, quando Mascolo lavorava per le agenzie. Intanto, come milioni di italiani, scriveva su Facebook tutto ciò che gli passava in testa. E solo lui sa se erano scemenze tanto per dire o se allora la sua anima fosse meno progressista di quella messa in mostra a sostegno di Sala.

Fatto sta che i messaggini fanno una certa impressione. Ci sono quelli che ruotano intorno al mondo del calcio e che attingono al vocabolario degli ultras: per cui Mario Balotelli è «un negro africano» e Dejan Stankovic uno «zingaro di merda», mentre Samuel Et'o «lo hanno visto con le scimmie nel metrò». Certo, si potrebbe obiettare che in Curva, allo stadio, esiste (giusto o sbagliato che sia) una libertà di linguaggio di cui si abusa. Ma anche quando smette i panni del tifoso il futuro fotografo di Sala si dimostra recalcitrante al politicamente corretto: «Prima me ne vado da questa fortissima Montenapoleone piena di ricchioni e meglio sto», scrive nel settembre 2010. Ne ha per Nichi Vendola, «frocio indegno» e per i sinistrorsi «comunisti=merde».

Nel 2012 la mutazione. Mascolo entra in contatto col magico mondo di Expo. Forse se ne invaghisce, forse semplicemente fiuta l'affare. Fatto sta che riesce a convincere Sala di essere il fotografo giusto. Comincia a rastrellare incarichi. Sei diverse commesse, tra il 2012 e il 2015, per 131mila euro. Cui devono essere aggiunti i lavori che, grazie a Expo, Mascolo riesce a vendere a importanti quotidiani. E chiusa Expo entra («come volontario», dicono ora da Palazzo Marino) nel nucleo di professionisti della comunicazione che segue il candidato Pd. Sue sono alcune delle immagini chiave della campagna elettorale. E qui, a quanto pare, finisce la carriera di Mascolo alla corte di Beppe Sala. Tutta colpa di Facebook.