Fratelli musulmani, filo-militari e copti: l'Egitto qui a Milano

Una grande comunità d'immigrati divisa dagli scontri del Cairo Islamici e cristiani si mobilitano e pregano. Per tutti rabbia e paura

Gli egiziani di religione musulmana scendono in piazza e chiedono la liberazione del deposto presidente Mohamed Morsi. I cristiani si attivano presso le istituzioni internazionali per diffondere documenti e testimonianze. Tutti pregano, piangono e denunciano. Gli egiziani a Milano sono divisi come al Cairo. Qui in città non si spara, è vero, non ci sono scontri o tensioni; l'ordine pubblico non ha registrato problemi di alcun tipo, ma le ferite sono profonde e lacerano la più grande comunità di cittadina di immigrati. Gli egiziani a Milano sono circa 30mila (24mila nel 2011, dato del Comune) qui hanno attività economiche, spesso pizzerie od officine. In patria hanno quasi sempre parenti, ricordi e affetti. In prevalenza, come al Cairo, sono di religione islamica, e frequentano le «moschee», per lo più viale Jenner, via Padova e via Quaranta. Loro, i filo-Morsi, sono scesi in piazza due volte. La seconda a Cairoli pochi giorni fa. Ed erano 2mila, convocati dall'associazione «Libertà e democrazia per l'Egitto», che ieri è andata in trasferta a Roma per un sit-in davanti alla Farnesina. Domenica hanno ospitato in un hotel del centro il numero due dei Fratelli musulmani, Amin Goma, che però non ha parlato con i giornalisti.

I copti, dal canto loro, hanno mobilitato le loro relazioni diplomatiche stabilite in questi anni, anche in ambito europeo. I loro fedeli pregano. Sono cristiani ortodossi, e alcuni mesi fa hanno avuto la gioia di ospitare proprio a Milano il patriarca, Papa Tawadros II, che ha incontrato l'arcivescovo Angelo Scola. «La mattina celebriamo la messa e la sera ci troviamo a pregare» dice don Raffaele, della parrocchia di Santa Maria e Sant'Antonio, a Cinisello Balsamo. Per loro il problema sono i «terroristi e gli estremisti». Per don Raffaele «è dal 1.400» che i copti sono perseguitati.

La politica, o la religione, li ha divisi. «Il governo - ha rassicurato ieri la prefettura - è attento a quello che accade in Egitto e segue passo dopo passo la situazione per le eventuali ricadute, anche imprevedibili, che possano esserci sul territorio. Io farò in modo di seguire con la massima attenzione il problema egiziano che viene costantemente monitorato».

Commenti

Maura S.

Mar, 20/08/2013 - 10:46

Rimandateli a casa sono integralisti. Se non li vogliono in Egitto allora perche' restano in un paese cattolico. Presto ve ne accorgerete! Buona fortuna!

mrwatson52

Mer, 21/08/2013 - 15:37

Contro la violenza partorita dall'ignoranza il rimedio unico ed efficace è: la violenza. Non sono divisi dalla religione ma dalla politica. Non bisognerebbe farla passare per guerra di religione nessuna religione e nessun dio permette o spinge i suoi figli specie se ragazzi ad uccidere anche al prezzo del martirio. Quando avranno ben compreso questo dettaglio non di poco conto forse eviteranno di autodistruggersi come fossero cellule di un corpo malato.

Giorgio5819

Mer, 21/08/2013 - 19:46

Le cellule malate vanno espulse da un corpo se non si vuole che incancreniscano....