Fuga da Bersani nel Pd milanese I rottamatori: «Saltati gli schemi»

I «rottamatori» hanno aperto una breccia nel cuore del Pd. Milano è il cuore della politica. Produce e lancia tutte le novità. E Matteo Renzi lo sa bene. Per questo, nella sua battaglia per le primarie del partito, il sindaco di Firenze studia con particolare cura la tappa milanese del suo tour in camper per l'Italia. Prima ha detto no a un appuntamento congressuale - quello a Sesto San Giovanni - in cui ha visto qualche «trappola» di troppo. Pochi giorni dopo, a sorpresa, ha mollato il suo camper ed è apparso alle sfilate di moda, incassando qualche complimento importante. Ora valuta con particolare attenzione lo sbarco nella capitale del Nord. Senza lasciare niente al caso.
E la sfida con l'apparato bersaniano si infiamma, riservando non poche sorprese. Le truppe del segretario subiscono perdite inaspettate, mentre i «rottamatori» incassano nuove adesioni, perfino insperate, e trasmettono «sensazioni» positive: «La partita è complessa ma vera - dice Eugenio Comincini, sindaco di Cernusco sul Naviglio e renziano della prima ora - sono saltati gli schemi e dall'altra parte ci sembra di vedere molta paura». I candidati terzi, nella pancia del partito, sono percepiti come rispettabili sì, ma non decisivi: «La sfida si polarizza - spiega Comincini - d'altra parte anche nelle primarie per i sindaci è sempre così, la gente ormai ha fatto proprio il bipolarismo». Così se l'assessore Pierfrancesco Majorino sembra preferire la candidata veneta Laura Puppato, il grosso del partito - militanti e iscritti ma soprattutto simpatizzanti (se saranno primarie aperte, il che è tutto da vedere) - sembra orientato al classico «o di qua o di là». Dunque o con il sindaco di Firenze o con il segretario. Solidamente bersaniano è l'apparato («anagraficamente giovane» lo ha sagacemente definito Comincini) rappresentato dai segretari milanesi, metropolitani e regionali: Francesco La Forgia, Roberto Cornelli e Maurizio Martina. Bersaniana la capogruppo Carmela Rozza con il grosso del gruppo. Bersaniani, dopo che si è schierata la presidente del partito Rosi Bindi, sono anche il vicesindaco Maria Grazia Guida e l'assessore Marco Granelli. Ha fatto scalpore invece il vicesegretario regionale Alessandro Alfieri, che si è dichiarato renziano.
Ma i rottamatori avanzano un po' a tutti i livelli. Il quotidiano del partito, «Europa», ha dato per acquisiti al sindaco anche l'ex capogruppo milanese Marilena Adamo e il deputato veltroniano Vinicio Peluffo. Ma i due autorevoli esponenti del gruppo dei «montiani» precisano: «Non ci siamo ancora pronunciati. Vedremo l'assemblea e le regole. La nostra priorità è un Pd che mantenga un profilo riformista e in continuità con l'agenda Monti». «Non mi piace questo clima da stadio» aggiunge Adamo. Renziani dichiarati e convinti sono però il vicepresidente del partito Ivan Scalfarotto, e una miriade di amministratori locali, fra i quali i più noti sono i sindaci di Lecco, Lodi, Magenta, Abbiategrasso, e il presidente della provincia di Pavia. Per renziano viene dato anche il giovane assessore alla Mobilità Pier Francesco Maran. E con lui altri ex penatiani come Gabriele Messina, già coordinatore dei circoli milanesi, e (per «Europa») il sindacalista Cesare Cerea.