«Fuggiamo e facciamo i latitanti»

E alla fine, se le loro versioni dei fatti fossero crollate davanti all'evidenza delle prove nelle mani degli investigatori, restava pur sempre la fuga. «Mò prendiamo e facciamo la fuga» ipotizza Gianni D'Agostino davanti alla compagna Daniela Albano nell'appartamento milanese di via Gervasoni, a Baggio, il 15 dicembre. Quattro giorni prima di finire in manette per omicidio volontario. «Fuga?» gli domanda la donna, tra il divertito e l'incredulo. «Eh! - ribatte lui ironico - Latitanti!».
Emerge un mondo con valori ridotti ai minimi termini, interamente incentrato sul possesso del denaro, ma anche sulla capacità di sopravvivere alle spalle altrui senza muovere un dito dalle intercettazioni ambientali e telefoniche della coppia arrestata dai carabinieri del nucleo investigativo per aver ucciso Anna Concetta Immacolata De Santis, la 77enne trovata cadavere in un cantiere di Cesano Boscone l'11 dicembre. Un caso risolto dai militari in appena nove giorni, solo l'ultimo in una sequenza ininterrotta dei 20 omicidi per i quali gli investigatori di via della Moscova, dal gennaio 2009 a oggi, hanno sempre trovato il colpevole assicurandolo alla giustizia.
Ormai è sicuro: la figlia della vittima e il suo compagno hanno ammazzato la De Santis per denaro, com'è emerso ieri davanti al giudice per le indagini preliminari Fabio Antezza durante l'udienza di convalida dei fermi. Quando Daniela Albano ha ammesso anche di aver rubato e poi nascosto i gioielli di sua madre in un vaso da fiori, sul pianerottolo del proprio appartamento. Una madre che le rinfacciava troppo spesso di fornire con la propria pensione e, comunque, con il proprio denaro, le uniche entrate in una casa dove nessuno lavorava ma nemmeno aveva fretta di trovarsi un'occupazione.
Dalle conversazioni intercettate s'intuisce inoltre che la coppia, prima di soffocare la De Santis con un sacchetto, potrebbe averla stordita con delle gocce di sonnifero o di tranquillanti. Il 12 dicembre Daniela Albano sussurra al compagno, quasi accorata: «Non puoi andare in galera per mia mamma!». E qualche minuto dopo gli chiede: «A che ora l'abbiamo uccisa?».
«Non cambiare la versione Danié perché è perfetta, non andare in panico - consiglierà lui alla compagna mentre sono in macchina, il 17 dicembre, 2 giorni prima di essere arrestati -. Rispondi: io non lo so, quelle gocce che dite voi non so proprio niente». E sempre riguardo alla possibilità che gli inquirenti possano risalire alla responsabilità della coppia nel delitto Daniela, dopo aver letto un articolo, chiede allarmata a Gianni: «Se la telecamera ha ripreso il numero di targa? No, no, no!». Lui, dopo un po', quasi filosofeggia ad alta voce con se stesso . «Hai le prove e tutto? - si dice il genero della De Santis in un ipotetico testa a testa con gli investigatori - Va bene, inchiodami! Vediamo, metterò l'avvocato. Vediamo come va a finire. Prima di essere condannato ho diritto a un processo». Alla fine l'uomo sarà il primo a confessare il delitto.