Fumata nera su Expo E per i profughi aprono i mini centri

La prefettura rimanda l'ok per il campo base I migranti in piccoli gruppi affidati alle onlus

L'ingresso dei migranti nei container di Expo sembrava imminente. Là tutto è pronto, ci sono perfino le federe ai cuscini, e da una settimana la Croce Rossa aspetta la telefonata per intervenire ad aiutare. Manca solo il via libera della prefettura. Che non è arrivato. E la società Expo, in via di liquidazione, deve completare alcune procedure tecniche per l'affidamento dell'area.

Inizialmente si pensava a un trasferimento entro questa mattina almeno dei primi 150 profughi. Invece tutto slitta di qualche giorno. Il Comune, che caldeggia da tempo la soluzione del campo base a fianco di Expo, cerca di stringere i tempi ma, sull'altro piatto della bilancia, ci sono il no categorico del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e del sindaco di Rho (su cui sorge il nuovo centro) che temono di veder trasformare quel campo in un ghetto.

Ma i profughi non possono aspettare: il centro di Bresso è invivibile, il centro di accoglienza di via Sammartini conta il triplo delle persone che potrebbe ospitare, via Corelli ha da poco assistito alla rivolta dei migranti. Per di più i bivacchi nelle aiuole di fronte alla stazione Centrale sono sempre più difficili da gestire e gli immigrati iniziano a vagare per la città, bisognosi di tutto.

Ieri l'assessore ai Servizi sociali Pierfrancesco Majorino ha presentato al prefetto Alessandro Marangoni il suo piano B per tamponare l'emorragia estiva di arrivi. Da qui a domenica ci saranno 200 posti in più. In mancanza dei 150 letti di Expo, si rimedia con «mini centri di accoglienza». Gestiti da volontari e associazioni no profit. I migranti saranno suddivisi in piccoli gruppi di venti o trenta persone. Da qualche giorno sono al Centro Ambrosiano di Solidarietà di viale Marotta (Parco Lambro), da martedì sera alloggiano al Binario 21 in Stazione Centrale gestito dalla comunità Sant'Egidio. Le donne e i bambini sono al residence Carcano e Baggio. E poi ancora, altri posti letto sono stati ricavati alla Cascina Cuccagna grazie alla collaborazione dell'associazione Il Gabbiano. I minori stranieri sono in via Zendrini, seguiti dal Progetto Arca, altri nella biblioteca di via San Marco.

Un piano tampone. In realtà Palazzo Marino spera di poter utilizzare presto le caserme, come ha assicurato il premier Renzi, e Expo. Majorino nel vertice di ieri col prefetto ha sollecitato il via libera anche per la caserma di via Corelli, al confine con Segrate, e per l'ex ospedale militare di Baggio, su cui pende una forte polemica del quartiere. «Se la decisione fosse confermata sarebbe irricevibile - tuona Marco Bestetti, di Forza Italia, presidente del Municipio - È molto grave che una questione così delicata sia stata affrontata senza coinvolgere le istituzioni del territorio e calpestando quella democrazia partecipata». La zona sta già subendo da tre anni la presenza di «centinaia di immigrati stipati nella ex-scuola Manara di Quarto Cagnino, trasformata in campo profughi».

Sull'utilizzo di Expo, l'area simbolo del rilancio di Milano, interviene il centrodestra: «Proprio lì Renzi vuole allestire il più grande ghetto europeo di immigrati - attaccano il capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione Riccardo De Corato e il vicepresidente del Consiglio regionale Fabrizio Cecchetti (Lega Nord) - ma le mozioni che abbiamo presentato per impedirlo sono state rinviate e verranno discusse solo il 28 luglio, quando i clandestini saranno già stati tutti sistemati nel campo base».