Al Fuori Salone le donne si mettono in mostra

“Passione, voglia di mettersi in gioco e collaborazione: ecco la nostra marcia in più”

Abbiamo fatto un giro nei padiglioni del Fuori Salone alla ricerca delle donne che fanno impresa. Il business al femminile non è fatto solo di trine e merletti, ma di donne forti, che si lanciano anche in settori tradizionalmente considerati maschili, con creatività e senso di comunità. Testimonianza di questo spirito sono le imprenditrici che abbiamo incontrato a DI Donne & Friends e a Natura e Donna Impresa. Il primo è lo stand del Fuori Salone dedicato alle donne che aderiscono a DI, un’associazione interna alla Confartigianato della provincia di Monza-Brianza, che espone quest’anno le creazioni di un team di diciassette tra designer ed imprenditrici.

Il secondo, invece, in via Tortona, accoglie delle vere e proprie start-uppers, artigiane che stanno lanciando la loro attività nel mondo dell’ecosostenibilità. La prima che incontriamo è Silvia: è una giovane artigiana che disegna e vende delle borse molto colorate. Un prodotto che, dalla produzione al consumo, passa solo attraverso mani femminili. “Le mie borse si chiamano Mochilla. Le produce una tribù colombiana organizzata in famiglie matriarcali. Sono tutte realizzate a mano. Appena le ho viste me ne sono innamorata: sono colorate, creative, oltre che resistenti e davvero utili!”.

Eleonora invece realizza i suoi tessili di persona: imprenditrice toscana, si occupa di prodotti per la casa e ci assicura che riesce a conciliare la sua attività con la vita privata: “È una sfida tenere tutto insieme, ma mio marito mi sostiene!”. Ginevra produce dei monili in un modo molto particolare: “Sono fatti di rame. La mia attività è nata in maniera molto semplice: quando ero piccola mi hanno regalato un’incudine. Ho iniziato ad usarla per battere fili elettrici e qualche oggetto personale. Ma ai miei amici piacevano, mi chiedevano dove li avessi comprati… e oggi sono qui!”. Ad osservarla appare una ragazza fragile e romantica non si direbbe che abbia la forza per un lavoro così “maschile” come lavorare di incudine! Come lei anche Nikla, ipermoderna e vitale, che produce manufatti in materie plastiche e per questo Salone espone uno scaffale per stipare i formaggi.

Lei ha un’azienda, e come ci racconta l’ha presa in mano dopo anni di dominio maschile: “Prima di me c’erano mio zio, mio nonno, mio padre… quando sono arrivata io mi hanno messo alla prova 300 volte di più che se fossi stata un uomo!”. Proprio a lei chiediamo che bisogno ci sia di un’associazione di donne interna alla Confartigianato, e con sicurezza ci risponde che nonostante si parli di pari opportunità, “la differenza tra uomini e donne si avverte ancora. Per questo noi cerchiamo di aiutarci l’un l’altra, mettendo in comune contatti ed esperienze!”.

Dello stesso senso di comunità ci parla Fedra, designer e artigiana che ha iniziato per gioco a lavorare il legno per poi metter su una start-up che è diventata un vero e proprio lavoro. Con l’aiuto di Laura, ha realizzato un letto smontabile in legno massello con una testata che rappresenta il Duomo di Milano. Ha un bimbo di due anni, ama il suo lavoro e proprio per questo “non mi stanco mai, la cosa bella è lavorare tutte insieme. Le donne su certe cose arrivano prima degli uomini”. Infine c’è Alice, 30 anni, che crea sciarpe utilizzando fibre naturali, prevalentemente lana e seta. L’idea è nata per scherzo, dopo aver ricevuto il suo ritratto da un’artista. Da lì l’ispirazione: fotografare, stampare e riprodurre sui tessuti volti e paesaggi dei dipinti. La sua è un’attività autofinanziata, e quando le chiediamo cosa l’ha spinta a fare impresa, risponde: “È la mia passione, se non provi a metterti in gioco quando hai qualcosa da perdere, non puoi farlo di certo a sessant’anni”.