Al Fuori Salone l’Irlanda promuove e finanzia i propri giovani designer

L’Irlanda investe sui propri giovani designer. Mentre i nostri talenti si autofinanziano... VAI ALLO SPECIALE

Camminando tra gli stand dell’Opificio 31 in via Tortona, può capitare di imbattersi anche in una mostra tutta irlandese. L’isola del Nord Europa però non è di certo conosciuta per la sua tradizione nel mondo del design. Cosa ci fanno allora questi giovani artisti al Fuori Salone? Mentre ne osservavamo le opere, abbiamo incontrato uno di loro. Ian Walton, designer dello studio Notion, ci ha raccontato come è nato il progetto Liminal-ID2015: “Questo è l’anno del design in Irlanda: lo Stato ha finanziato un programma per promuoverci in tutto il mondo. La mostra che state vedendo è frutto di una collaborazione tra le menti più creative del nostro paese”.

L’esibizione non si fermerà a Milano: “La nostra idea si evolverà nel corso dell’anno e viaggerà fino a New York, Dublino ed Eindhoven”, ci spiega Ian. Un investimento massiccio quello stanziato dallo Stato irlandese, che ha l’obiettivo di far conoscere il proprio design sul mercato internazionale, coinvolgendo anche altri rami, come l’architettura. “Noi siamo conosciuti per mestieri molto tradizionali ma questa è la prima volta che viene promosso il design come qualcosa di autonomo”, ci ha detto l’artista, “quando si parla di design si pensa all’Italia e alla Scandinavia. Credo che i designer italiani non abbiano la necessità di farsi conoscere nel mondo, ma i giovani hanno sempre bisogno di un aiuto”.

Uscendo dalla mostra irlandese, dopo aver salutato Ian, ci imbattiamo nelle opere Eggform, tutte realizzate con l’uso di stampanti 3D da quattro ragazzi italiani. “Siamo il primo servizio professionale di stampa 3D additiva in Italia”, ci raccontano orgogliosi, “abbiamo cominciato come agenzia di comunicazione e ora siamo un’azienda, la 3DiTALY, con sei negozi in giro per la penisola”. Quando gli raccontiamo degli aiuti statali ricevuti dai designer irlandesi, non possiamo non notare lo stupore, misto ad una punta di invidia, nei loro occhi: “Noi abbiamo fatto tutto da soli”, rispondono, “adesso ci impegniamo anche a fare corsi di formazione per chi volesse imparare il nostro mestiere, ma senza nessun finanziamento pubblico”. Potrà sembrare strano, ma nel 2015 per un giovane designer di talento è meglio essere irlandese piuttosto che italiano.