Un Fuori Salone a quattro ruote

Dall’estetica, al design delle carrozzerie, ai tessuti degli interni: sempre più marchi automobilistici approdano a Milano

Anche le case automobilistiche hanno capito che il Fuorisalone può essere per loro un’ottima vetrina internazionale. Del resto, quando si parla di auto, non ci si riferisce solo alle prestazioni dei motori, ma anche all’estetica, al design delle carrozzerie, ai tessuti degli interni, quindi non è poi così strano trovare dei veicoli di ultima generazione mentre si gira per gli stand lungo le vie di Milano. Sono davvero tanti i produttori che hanno deciso di presenziare al Fuorisalone 2015, alcuni in maniera forse un po’ pigra, altri in modo decisamente più convincente.

Vediamo allora di scoprire cosa hanno preparato, elencandoli in rigoroso ordine alfabetico per non fare torto a nessuno.

Audi – La casa automobilistica tedesca è una habitué della kermesse milanese. Quest’anno propone, nella centralissima via Montenapoleone, l’Audi City Lab, un temporary store dove è possibile ammirare vari oggetti di design (dalle cravatte agli orologi, passando per avveniristici sci al carbonio) ovviamente marchiati con i caratteristici quattro anelli. I visitatori potranno toccare con mano la R8 V10, ultima versione del coupé da due posti secchi che si è portata a casa cinque trofei di Le Mans e sei di Sebring. La vettura, che non sfigurerebbe in un film di James Bond, è illuminata dall’installazione dell’artista Moritz Waldemeyer “Bella figura”, una sorta di lampadario futuristico che conferisce all’ambiente un aspetto davvero particolare. Condividono i medesimi spazi Lamborghini e Ducati le quali, seppur confinate in un ruolo subalterno rispetto ad Audi, ricordano che il made in Italy setta ancora il parametro cui gli altri devono tendere nell’ambito del design.

A proposito di marchi italiani, stupisce invece registrare l’assenza del gruppo FCA e Ferrari dalle vie del Fuorisalone. Hyundai mette in mostra al Superstudio una gigantesca (23 metri x 8) scultura fluttuante in legno, corda e metallo dello statunitense Reuben Margolin dal nome assai evocativo: “Sculpture in Motion 2.0: Helio Curve”. Jaguar arriva a Milano e parcheggia la nuova XE in via P. Mascagni 6. La casa automobilistica britannica si è affidata all’artista Tom Dixon che ha realizzato per l’occasione “World Cloud”, una installazione in alluminio che strizza l’occhio alla sagoma agile e scattante della vettura posteggiata all’ingresso arricchita da 95 parole in sette lingue differenti. Land Rover ha invece monopolizzato il palcoscenico urbano di Porta Nuova. In piazza Gae Aulenti si staglia la scultura rosso fiammante “Unstoppable Spirit” di Nino Mustica che rappresenta la fusione tra l’arte e il design automobilistico. Lexus propone l’interessante e interattivo “A Journey of the Senses”, un vero e proprio viaggio che stuzzicherà I cinque sensi dello spettatore, con un percorso di tre tappe progettato dallo Space Designer Philippe Nigro e arricchito dalle creazioni culinarie del Food Designer nipponico Hajime Yoneda. Chi volesse sperimentarlo lo trova in via Tortona, al civico 31. Un interessante messaggio che fonde animalismo e voglia di libertà arriva invece da Mazda che al Brera District mette in mostra cinque oggetti che fanno riferimento al design Kodo-Soul of Motion. La giovanile Mini rallegra invece l’ex area industriale di via Bergognone 26 con una serie di iniziative a tema ecologico.

L’installazione “Urban Perspective” è una emblematica scultura vivente che trasforma la mappa di Milano in una specie di orto botanico. Tale cornice “green” è il trampolino di lancio ideale per presentare il Mini Citysurfer, un monopattino elettrico studiato per girare in città senza inquinare. BMW presenzia invece all’appuntamento con la scultura “Spheres” dello svizzero Alfredo Haberli. Peugeot parcheggia le sue vetture (tra cui un enorme ed innovativo food-track color rosso vinaccia) in via Tortona 31. Lo storico produttore francese coglie l’occasione per spolverare oggetti di design degli anni ’50 e ’60: piccoli elettrodomestici come fruste elettriche e tostapane che fanno ormai parte di diritto del filone del “modernariato”. Sul fronte artistico segnaliamo Onyx, una lampada lignea realizzata con una innovativa tecnica che permette di fondere tra loro pezzi diversi senza apparenti congiunzioni. Nella stanza attigua, invece una pianista allieta la platea che si ritrova circondata da fibre ottiche color blu acceso: il risultato è uno spettacolo a dir poco onirico. Chiudiamo la rassegna segnalando agli amanti dei motori un po’ nostalgici la mostra fotografica di Paolo Manusardi “Il tempo dell’abbandono”, in via Tortona 26, che documenta lo stato di degrado in cui versava l’immenso stabilimento dell’Alfa Romeo di Portello prima di essere totalmente demolito nell’ormai lontano 2004. Nelle sale del Manusardi ArtPhotoStudio è possibile ammirare, almeno fino a venerdì 17 aprile, un pezzo di storia dell’auto italiana che oggi non esiste più.