Il Fuori Salone dei giovani talenti: a Lambrate spazio alle scuole di design

A Lambrate spazio alle scuole di design

Entrando nei capannoni dismessi che Lambrate sta prestando al Fuorisalone si ha la sensazione di essere capitati in un cantiere ancora work in progress: ventenni che corrono avanti e indietro, aggiungono dettagli alle installazioni, coinvolgono il visitatore nella creazioni di oggetti nuovi, sperimentano. È l'area dedicata alle scuole di design estere, 3mila metri quadrati in cui il glamour della Milano festaiola cede il posto alle idee, a proposte che lasciano intravedere il futuro del design.

Apre il tour “Liminal space”, il progetto dell'Università delle Arti di Utrecht che racconta la nascita di un pezzo di design attraverso video e polaroid, "quel momento magico in cui l'intuizione prende forma nella testa dell'artista" - spiega Arlette, coordinatrice del team olandese. Senza però svelare quale sarà il risultato finale, "dev'essere l'immaginazione dello spettatore a colmare il mistero": un modo per ribaltare la filosofia del Salone del Mobile, perché "alla gente non basta più passeggiare passivamente tra oggetti ed eventi fashion – suggerisce la 25enne - è tempo di rinfrescare questa manifestazione".

Idea condivisa dagli allievi dell'Accademia d'Architettura di Praga: "Per il nostro workshop abbiamo scelto un materiale basilare come la carta perché secondo noi i designer dovrebbero riscoprire l'essenzialità", dice Magdalena, mentre aiuta un'ospite del proprio stand a ricavare una borsa da un cartone informe. Proseguendo tra mobili e abiti fatti con materiali di riciclo ci si imbatte poi nella tavola imbandita dell'Università d'Arte di Halle: al centro, una stampante 3D sforna il piatto principale, un coniglietto fatto con carne di insetti. "È un invito a rivedere le abitudini alimentari occidentali – racconta l'accento tedesco di Luis – Con le cavallette si potrebbe sfamare il mondo, basta dare loro un aspetto più rassicurante".

L'ecosostenibilità è protagonista anche nei prodotti della Scuola di Design Industriale di Lund, uno dei serbatoi di talenti monitorati e finanziati in Svezia da Ikea: dopo aver trascorso una notte nella foresta, senza elettricità né tecnologie, gli studenti hanno creato oggetti minimali ispirati alla terra, dando nuova vita a fibre naturali e rifiuti. Una marea di popcorn domina invece lo spazio dell'Università di Zlin: oggetti ideati combinando il legno con resine, pelle o vetro "immersi in un ambiente stile cinema che inviti a concedersi un momento di relax", illustra Veronika, una delle allieve arrivate dalla Repubblica Ceca per non perdersi "l'esposizione cui sognavo da sempre di partecipare: Milano è ancora tra le capitali dello stile ed è stimolante confrontarsi con i percorsi elaborati dalle altre accademie". La stessa motivazione che ha messo su un aereo una decina di allievi dell'Università di Design di Kobe, in Giappone: “Boundary” è lo studio di arredi ricomponibili, sofisticati giochi d'incastro che danno agli interni la possibilità di trasformarsi. Per Ayako, 22 anni, è la prima volta in Europa: "Sono sorpresa, non mi aspettavo così tante mostre, sento un'energia incredibile addosso". Sarà perché ha appena sfiorato i suoi miti, le archistar nipponiche dello studio Nendo. "Magari hanno addirittura visto il mio progetto", sussurra.